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Cambiamenti climatici: abbassare la temperatura della Terra e aumentare gli stipendi

Rubrica "Snodi" - Caldo contro freddo: la sfida dei dirgenti
Modus Vivendi
01/05/2011vedi articolo originale
Cambiamenti climatici: abbassare la temperatura della Terra e aumentare gli stipendi

Il 2010 è stato un anno caldo, il secondo più caldo da quando si effettuano le misurazioni. Nonostante questo dato dovrebbe spingere alla riflessione e all’azione, la reazione e l’impegno delle multinazionali nei confronti del cambiamento climatico sembra essere ancora tiepido. Secondo l’ente di ricerca Eiris il 33% delle più grandi società al mondo hanno un’attività con impatti significativi in termini di cambiamento climatico. Tra queste solo il 27% sta adeguatamente gestendo i rischi collegati alle loro attività. I dati sono contenuti nel rapporto  “Cool Brands versus Hot Brands” che presenta alcuni numeri allarmanti e qualche buona notizia. Se è vero che pochissimi tra i grandi marchi internazionali hanno obiettivi di lungo termine è anche vero che il 31% tra quelli con le emissioni più elevate ha deciso di stabilire un legame tra la riduzione della CO2 e la remunerazione dei dirigenti. Le aziende sembrano essere in attesa di regole internazionali per adeguarsi e lamentano la mancanza di standard. Intanto però si potrebbe migliorare la progettazione di prodotti a basse emissioni. Se si restringe il campo di analisi alle imprese della classifica Interbrand Top 100, relativa ai marchi più noti al mondo in base alla forza del marchio stesso e alle performance finanziarie, la situazione è ancora più critica. Tra queste 42 hanno impatti ambientali significativi ma nessuna di loro gioca un ruolo da leader nell’affrontare la situazione. Il marchio migliore sembra comunque essere Gillette (di proprietà di Procter and Gamble) che ha stabili obiettivi di lungo periodo di riduzione delle emissioni, sottoposti a una forte attività di reporting e controllo. Porsche sembra essere la peggiore, in contrasto con altri marchi dell’automobile quali Toyota, Mercedes-Benz, BMW e Honda che pubblicano i loro dati sulle emissioni. In ogni caso negli ultimi anni si è assistito a un progressivo miglioramento in termini di impegno in tema di cambiamento climatico. Cresce l’attenzione, la responsabilità nel ridurre la CO2 o comunque nel tenerla sotto. Molte società comunicano sempre più e sempre meglio le loro performance e cresce il numero di quelle che si sottopongono a verifica esterna. Molto però resta ancora da fare. La cosa davvero interessante sarebbe incominciare a ragionare in termini di profittabilità e valutare quanto una mancata riduzione delle emissioni possa incidere sulla produttività, la concorrenza e il valore del marchio.