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Educare e comunicare l’ambiente

Rubrica "Snodi" - Io sto con gli elefanti
Modus Vivendi
01/09/2011vedi articolo originale
Educare e comunicare l’ambiente

Pazzi che si arrampicano sugli alberi, hippy in là con gli anni e attivisti di sinistra che indossano Birkenstock. Sarebbero queste le immagini che vengono in mente alla maggior parte delle persone quando sentono le parole “educazione ambientale”.
Lo sostiene l’Huffington Post, il sito che ha rivoluzionato il settore dell’informazione, un mix di notizie, opinioni e gossip, che raccoglie fonti giornalistiche, blog e contributi degli utenti e che ha un’apposita sezione “Green”.
Può sembrare strano ma pare che l’educazione ambientale sia uno sporco lavoro.
Il post da cui nasce questa riflessione è di Susan Smartt, presentata come avvocato e attivista.
Sostiene, correttamente, che l’educazione ambientale sia l’unica vera strategia possibile per la sostenibilità; una scelta vincente sulla carta, ma che nella pratica paga il prezzo della maledizione che affligge tutte le questioni ambientali, ovvero l’accusa di oscillare tra catastrofismo ed estremismo.
Approfittando della ripresa delle scuole una riflessione sul tema è legittima.
Attualmente, e non solo in Italia, l’educazione ambientale nelle scuole, quando e se si fa, ha la natura dell’evento speciale, dell’attività aggiuntiva che ne può sostituire delle altre decisamente meno trendy.
Ma non si tratta di un compito che può essere affidato solo alla scuola e che ha bisogno di una logica diversa dal nozionismo, si tratta di una conoscenza che ha a che fare con l’esperienza, la coscienza e il senso civico.
L’Huffington Post rivendica giustamente anche il ruolo dei media.
Lo stesso sito racconta di come un articolo, apparso qualche tempo fa su Vanity Fair USA, abbia fatto di più per la causa degli elefanti che il nuovo African Elephant Action Plan, sottoscritto da 37 paesi. L’inchiesta, 9000 parole illustrate dalle immagini di un fotografo famoso, documenta come ogni anno vengano uccisi 35mila elefanti per l’avorio, nonostante il commercio sia bandito da anni, e che il numero degli elefanti rimasti oscilla tra 400 e 500mila. Non serve essere grandi esperti per fare quattro conti. L’educazione ambientale dovrebbe quindi essere anche una questione di matematica, oltre che di economia. Ma in questo è insito il rischio che qualcuno pensi che il modo migliore per fare soldi sia salvare il mondo.
Del resto vale anche una considerazione di ordine generale: se non è verde che educazione è?