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Ha ancora senso la Green economy?

Rubrica "Snodi" - Crisi verde
Modus Vivendi
01/10/2011vedi articolo originale
Ha ancora senso la Green economy?

Quella appena trascorsa è stata un’estate nera per la Green Economy. Sembrerebbe che per prosperare l’idea di un futuro sostenibile abbia bisogno di una florida economia a rischio di insostenibilità, confermando l’idea di molti che la salvaguardia dell’ambiente sia un bene di lusso in tempi di vacche grasse.

La popolarità di temi “verdi” è crollata a livello globale e il dibattito su come uscire dalla crisi si concentra sulle ricette di sempre.

Il britannico Telegraph pubblica un articolo in cui si sostiene che la crisi attuale potrebbe eclissare la Grande Depressione e pensare che la sostenibilità sia la soluzione è semplicemente stupido. Bisogna sostenere i consumi e il libero mercato. Gli ambientalisti dovrebbero smetterla di utilizzare argomenti quali immaginari bambini futuri per evocare lo spettro della mancanza di risorse. Le future generazioni staranno sicuramente meglio di noi perché è così che va il mondo.

Più propositivo il tedesco Der Spiegel che suggerisce di guardare alla crisi economica e a quella ecologica con gli stessi schemi, per trovare una comune vie d’uscita. In questo contesto l’ambiente sarebbe una sorta di banca centrale delle risorse che vanta nei confronti di tutti noi crediti inesigibili, in quanto abbiamo applicato allo sfruttamento del capitale naturale uno schema di Ponzi. Dovremmo dunque imparare a valutare il rischio di un investimento sbagliato, continuando a intaccare il capitale di risorse disponibili. Ma gli ultimi anni hanno dimostrato come nemmeno il mondo della finanza funzioni secondo questa logica, premiando la speculazione a oltranza, anche a scapito della distruzione del capitale.

Dall’altra parte del pianeta, in India, Vandana Shiva pubblica un articolo dal titolo “How green is our economy?” (come è verde la nostra economia), una digressione su tutto quello che non è stato fatto dalla Conferenza di Rio del 1992.

Si tratta di una buona occasione per riflettere sul fatto che l’anno prossimo, a giugno 2012, ci sarà una nuova conferenza di Rio. Il bilancio di questi 20 anni è quello di molte promesse mancate. L’agenda di Rio+20 è stabilita da un report del Segretario Generale dell’Onu che contiene 123 paragrafi, ma nessun obiettivo specifico. C’è chi ritiene che il progressivo allargamento della missione degli Earth Summit di fatto impedisca la realizzazione di obiettivi concreti. Si è partiti dalla salvaguardia dell’ambiente per poi passare all’idea di uno sviluppo equo e sostenibile, in accordo con gli obiettivi sociali ed economici, in grado di sconfiggere la povertà e l’ingiustizia nel mondo.  Certamente la tesi merita una riflessione. Ma abbandonare una logica complessiva, di lungo periodo sarebbe sbagliato e la negoziazione dovrebbe essere relativa a tattica e strategia, non agli obiettivi. Forse l’errore sta nel concentrarsi sul fatto che sia l’economia a dover essere verde, mentre dovremmo prima cominciare a pensare verde e immaginare di vivere verde.