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La tentazione di inquadrare o etichettare il movimento Occupy Wall Street sembra irresistibile.

E molti si sono lasciati sedurre dalla voglia di tingere il movimento di verde. Sono stati scritti centinaia di articoli che evidenziano i tratti in comune tra Occupy Wall Street e l’impegno di chi si adopera per la sostenibilità. Qualcuno si è spinto anche oltre dichiarando che di fatto il movimento è verde, anche se in maniera inconscia e non pienamente espressa. Come se la sua evoluzione inevitabile sia quella di produrre un pensiero ecologico.

Molte associazioni ambientaliste che hanno aderito alla protesta hanno adeguato ai loro scopi i temi di Occupy Wall Street. Il mancato intervento relativo ai cambiamenti climatici beneficia l’1% della popolazione mondiale, mentre danneggia il rimanente 99%.

Forse è prematuro spiegare un fenomeno come Occupy Wall Street e attribuirgli significati che non sono stati espressi. E non si dovrebbe nemmeno dimenticare che il movimento nasce dalla frustrazione causata da un’economia moribonda e da una disoccupazione che sembra irrisolvibile.

E’ corretto sostenere che “tutto è connesso” e che riforme sociali ed economiche non possono non tenere conto delle risorse naturali a disposizione e dello stato di salute del pianeta.

Quando la gente è preoccupata di non riuscire a pagare la bolletta per il riscaldamento o la spesa al supermercato però il collegamento con le conseguenze collegate al taglio indiscriminato degli alberi potrebbe non essere immediato.

La finanza è il primo, grande bersaglio del movimento. A fine ottobre 258 società di investimento che gestiscono un patrimonio di 20 trilioni di dollari hanno firmato una lettera, in vista della conferenza sul clima di Durban, chiedendo una immediata e aggressiva riduzione delle emissioni. La faccenda suona paradossale.

Il paradosso però può aiutare a trarre una prima, parziale, conclusione. Il modello in base al quale le aziende hanno fino a oggi speso soldi, tempo e sforzi per dimostrare di essere responsabili e sostenibili è fallito. Il problema è cambiare le regole, e non provare a comportarsi bene all’interno di regole esistenti, incompatibili con il concetto di sostenibilità.

E’ troppo presto per dire se il movimento sia verde. Ed è sbagliato attribuirgli scopi diversi da quelli dichiarati. Ciò nonostante si tratta di un peccato veniale.

Interpretare invece la richiesta di  giustizia economica espressa da Occupy Wall Street secondo regole vecchie, in base al quale il sistema necessita solo di una revisione, per quanto sostanziale, per diventare meno ingordo, è un errore insostenibile, che non ci possiamo più permettere di fare.