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Millennium Ecosystem Assessment: il più importante sforzo scientifico dell’ONU sull’ambiente

Ogni anno scompare lo 0,5% degli habitat emersi e nei prossimi 100 anni il 22% degli uccelli, il 25% dei mammiferi e il 32% degli anfibi va incontro all’estinzione. Nel corso degli ultimi 50 anni l’azione umana ha trasformato la Terra in modo più radicale che in ogni altra epoca della storia umana. Dei 24 principali ecosistemi presenti sul nostro pianeta il 60% è danneggiato e sfruttato in maniera non sostenibile, e sono solo 4 gli habitat che hanno beneficiato dell’azione e della presenza dell’uomo.
Sono questi alcuni dei risultati del Millennium Ecosystem Assessment, il più grande sforzo scientifico compiuto dalle Nazioni Unite per fornire un quadro sullasalute del pianeta e orientare le politiche di sviluppo nel prossimo futuro. Cinque anni di studio, 2mila scienziati per la stesura e la revisione dei numerosireport, 180 governi coinvolti, oltre al coordinamento delle agenzie dell’ONU e la collaborazione di enti non profit e di imprese multinazionali. L’obiettivo è quello di valutare la salute degli ecosistemi, il grado di sviluppo della nostra specie e quanto ancora la Terra abbia da offrire in termini di risorse. E, soprattutto, costituire un ponte tra la comunità scientifica e tutti i soggetti che possono contribuire al cambiamento, e fornire indicazioni per lo sviluppo da oggi al 2050.
Ne hanno recentemente discusso in una tavola rotonda tenutasi a Roma e organizzata da Un-Guru, società di consulenza strategica, e il mensile Modus Vivendi, alcuni degli scienziati che hanno condotto le ricerche, il WWF e rappresentanti del mondo dell’impresa.
Durante l’incontro si è parlato dei quattro futuri possibili delineati dal Millennium Ecosystem Assessment, la cui pubblicazione integrale è disponibile da metà gennaio.
Si tratta di quattro grandi macro-scenari inseriti in uno schema a matrice (vedi figura) e che si differenziano per il livello di globalizzazione e per la capacità di gestire proattivamente il capitale naturale e le risorse ambientali.

I quattro futuri possibili
“Global Orchestration” (concertazione globale) è lo scenario futuro in cui la società è caratterizzata da una forte integrazione a livello globale, concentrata sul commercio internazionale e sulla liberalizzazione economica ma che, al tempo stesso, compie scelte coraggiose per la riduzione della povertà e della disuguaglianza. E’ un quadro in cui si ridefiniscono i ruoli del settore pubblico e privato e si ampia il concetto di bene pubblico, e dove si fanno forti investimenti in istruzione e infrastrutture e si sviluppa una forte coscienza ambientale.

“Order from Strenght” (ordine e sicurezza) è un futuro in cui il mondo è frammentato e regionalizzato e le istituzioni internazionali perdono potere. Le priorità sono la sicurezza nazionale, la difesa e la protezione dei mercati locali. In questo ambito ogni nazione fa da sé per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente, ma in modo reattivo e non omogeneo, con misure conservative quali la creazione di parchi e riserve protette.

“Adaptive Mosaic” (mosaico adattativi) è il futuro in cui a una forte regionalizzazione si affianca una gestione degli ecosistemi propositiva e proattiva, e le istituzioni locali sono in grado di imparare e attuare miglioramenti continui. La filosofia alla base di questo scenario potrebbe definirsi “glocal” con la ricerca di uno sviluppo e una maggiore equità sociale a livello locale, in un quadro globale in cui l’emergere delle specificità è una ricchezza per tutti.

“Techno Garden” (giardino tecnologico) prevede una società globalmente integrata, caratterizzata da una progressiva uniformità e omologazione nelle condizioni di vita. La tecnologia diviene un elemento fondamentale per un approccio propositivo alla gestionedelle risorse ambientali con lo sviluppo di soluzioni, anche artificiali, in grado in alcuni casi di sostituire il capitale naturale. In questo scenario si assiste a una forte riduzione delle tariffe che gravano sugli scambi internazionali e beni, capitali e persone possono spostarsi senza barriere.

Passando ai numeri, vi sonodegli elementi costanti in tutti e quattro gli scenari. Innanzitutto la crescita della domanda di cibo, acqua e fibre. E poi il declino delle foreste cui si accompagna la crescita della superficie coltivata, sebbene in misuradifferente nei quattro futuri.
La malnutrizione e la fame saranno comunque molto difficili da sradicare entro il 2050, anche se aumenterà a livello generale la disponibilità di cibo e la possibilità di diversificazione delle diete nei paesi più poveri.
La disponibilità di acqua aumenterà in tutti e quattro gli scenari in una proporzione che varia dal 5 al 7%, ma la domanda crescerà dal 30 all’80% a seconda dei futuri.

Il futuro migliore
Global Orchestration rappresenta lo scenario in cui il numero degli abitanti della terra raggiunge un picco, circa 8 miliardi di persone, tra il 2020 e il 2050 ma poi torna ascendere ai livelli attuali entro il 2100, mentre la ricchezza cresce costantemente con un aumento deciso dopo il 2050. In Techno Garden la popolazione si stabilizza su valori costanti nel 2050, con circa 9 miliardi di persone, data in cui la ricchezza conosce una forte crescita.
Adapting Mosaic e Order from Strenght rappresentano invece gli scenari nei quali a una crescita decisa della popolazione, fino a 10 miliardi, corrisponde una contenuta crescita economica. Ma Adapting Mosaic è il futuro più vantaggioso per quanto riguarda il miglioramento degli ecosistemi, seguito da Technogarden.
Per quanto riguarda il benessere economico, la sicurezza, la salute e la libertà Global Orchestration e Adapting Mosaic sono le opzioni più favorevoli, con importanti miglioramenti entro il 2050, mentre Order from Strenght costituisce un forte peggioramento alla situazione attuale.

Il futuro probabile
Probabilmente il futuro sarà rappresentato da una mix degli scenari considerati, tenendo conto che interverranno eventi e miglioramenti tecnologici che al momento non possono essere valutati.
A questo proposito Prabhu Pingali, Direttore della Divisione Agricoltura e Sviluppo Economico della FAO, lancia un messaggio positivo: “Molto è già stato fatto. L’11,7% della superficie terrestre è sottoposto a tutela grazie all’istituzione di oltre 100mila aree protette. Le politiche per ridurre o eliminare il degrado ambientale non possono essere prese senza considerare anche altri fattori quali il tasso di crescita della popolazione, il tasso di migrazione da una parte all’altra del pianeta, cui si aggiungono elementi socio-politici, incluso i conflitti, e culturali”.

Che fare, alcune vie d’uscita
Sono molti i suggerimenti del Millennium Ecosystem Assessment per una gestione sostenibile del capitale naturale. Innanzitutto una pianificazione strategica e di lungo periodo di impiego delle risorse, per evitare continue emergenze, come quella del gas russo di questi giorni, che si traducono in perdite e costi, come ben sannoalcune imprese assicurative, da tempo alle prese con esborsi senza precedenti, per disastri naturali collegabili alle interferenze umane.
E poi occorre far uscire leattività di conservazione dai ghetti in cui si trovano e distribuire i benefici derivanti dall’attività di tutela della natura, in modo che tutti possano apprezzarne il valore.
E ancora la completa eliminazione dei sussidi che nei paesi sviluppati vengono elargiti ad attività che comportano un uso non sostenibile degli ecosistemi: a titolo di esempiobasti il fatto che tra il 2001 e il 2003 sono stati pagati annualmente in media sussidi all’agricoltura per 324 miliardi di dollari, cifra che rappresenta un terzo del valore totale prodotto dal settore nell’anno 2000. Al posto dei sussidi il Millennium suggerisce l’introduzione di tasse e tariffe sullo sfruttamento della natura, il cui ricavato venga destinato alla ricerca di tecnologie sostenibili.
Il rapporto inoltre contiene numerose esperienze positive di sviluppo nei paesi più poveri, dove la creazione di ricchezza e benessere passa per politiche di conservazione dell’ambiente e delle diversità culturali.
Ma bisogna anche introdurre cambiamenti nei prezzi di beni e servizi, che dovrebbero riflettere il costo ambientalesostenuto per ottenerli. E il costo ambientale dovrebbe entrare a far parteanche dei bilanci di aziende e governi, bilanci che devono diventare più trasparenti in termini di performance ambientali.
Il tutto in un quadro in cui vi sono forti investimenti per l’educazione ambientale e per la riduzione di comportamenti insostenibili.
“Le soluzioni ai gravi problemi attuali passano attraverso una corretta visione delle relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali e per il recupero di una loro co-evoluzione, voltando pagina rispetto all’attuale approccio dilapidatorio” sostiene Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico del WWF Italia. La principale conclusione del Millennium Ecosystem Assessment è che ci sono le possibilità di alleviare la pressione che l’umanità esercita sul pianeta e affrontare positivamente la sfida del prossimo futuro: quella di garantire una migliore qualità della vita a una popolazione in continua crescita, qualità che dovrà combinarsi a un uso sostenibile delle risorse, che non pregiudichi cioè le generazioni successive.