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L’arte e la sfida della sostenibilità

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Più o meno ogni anno di questi tempi si torna a parlare di nuove misure per stabilire l’effettiva ricchezza di un paese.
Gli scenari di recessione o comunque di una lunga stagnazione hanno riportato in auge le richieste di nuovi indicatori capaci di esprimere valori quali la qualità della vita e il benessere di una nazione.
Se vi state chiedendo se si possa parlare di felicità in tempi di austerità, siete partiti con il piede sbagliato.
La premessa è che non si può più considerare crescita il solo aumento del reddito o del Pil. Il problema è come fare e la soluzione è ancora di là da venire. Un tentativo molto interessante lo ha fatto l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo. Si chiama Your Better Life Index e, di fatto, è un’applicazione disponibile on-line. Ci sono 11 temi – tra i quali educazione, reddito, ambiente, scuola – ai quali ognuno può assegnare un punteggio in termini di importanza, in una scala da 1 a 5, avendo in mente la propria visione di “vita migliore”. L’applicazione misura la qualità della vita, per ognuno degli 11 temi, in base alle vostre priorità e rispetto ai dati disponibili al paese in cui si vive.
Per quanto riguarda l’ambiente il sistema si basa sulla misurazione dell’inquinamento atmosferico.
Se assegnate all’ambiente il massimo livello di importanza per una vita migliore vedrete che l’Italia si classifica nella parte medio-alta della classifica, che comprende 34 paesi, anche se facciamo peggio della media dei paesi Ocse in termini di polveri sottili.
Siamo tra i primi al mondo per salute e sicurezza, mentre scivoliamo in fondo alla lista per quanto riguarda il lavoro.
Analizzando i risultati di chi ha utilizzato l’indice sembrerebbe che le persone siano più felici oggi che nel 2008, prima della crisi. La felicità inaspettata è una buona notizia, anche migliore di una felicità prevedibile.
Il limite di uno strumento come l’Indice Ocse è che si basa su misurazioni individuali e soggettive. La sfida è quella di trovare il modo di valutare il benessere in termini collettivi. A dirla tutta bisognerebbe prima stabilire cosa sia la felicità per una comunità, e cosa significa ricchezza e sviluppo ai nostri giorni. Prima di misurare dovremmo decidere cosa ha senso misurare.
C’è chi sostiene che partecipare a movimenti di protesta o condividere la preoccupazione per un futuro sostenibile con gli altri ci faccia sentire più felici. Se questo basta per sentirci anche più ricchi è prematuro dirlo. Sarebbe bello però fare a gara per lo spread della felicità e dover  pagare gli interessi di un debito da capogiro, speso per sostenere la ricerca di una vita migliore. Buon 2012!