Questo sito usa i cookie (anche di terze parti), per fornirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando a navigare ne accetti l'utilizzo. Maggiori informazioni Chiudi
unique management advisory

Chi Siamo

Un-Guru® è una innovativa società di consulenza strategica di direzione. La nostra missione è creare, sviluppare e rendere sostenibile il valore, tangibile e intangibile, di imprese, enti e organizzazioni, fornendo soluzioni professionali di elevata qualità. [...]
L’arte e la sfida della sostenibilità

L’arte e la sfida della sostenibilità

Un-Guru promuove Underwater Venice, la mostra fotografica ospitata dal 1 ottobre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Osaka [...]
1° Master Un-Guru per Il Sole 24 Ore sul Non Profit

1° Master Un-Guru per Il Sole 24 Ore sul Non Profit

Parte la 1° Edizione del Master di Specializzazione de Il Sole 24 Ore "Management degli Enti [...]
Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

L'innovazione sociale è una bella idea che fa ancora fatica a tradursi in buone pratiche, ma [...]
Il Rapporto Brundtland, resistere con energia

Venticinque anni fa il cosiddetto Rapporto Brundtland introduceva il concetto di sviluppo sostenibile e l’idea che la crescita non doveva pregiudicare le possibilità delle generazioni future.

Recentemente le Nazioni Unite sono tornate sull’argomento, attraverso quello che molti ritengono come il più importante e autorevole appello internazionale mai fatto per cambiare le regole sulle quali si basa l’economia globale.

L’appello è contenuto nel report “Resilient People Resilient Planet. A Future Worth Choosing” a cura del Gruppo sulla Sostenibilità Globale del Segretario ONU.

Il presupposto è che oggi viviamo in un mondo in cui a essere globali sono innanzitutto l’incertezza e la volatilità.

L’economia vacilla. Con la temperatura cresce anche l’inuguaglianza tra paesi, tra ricchi e poveri, tra uomini e donne, tra giovani e anziani. Oltre al fatto che stiamo mettendo a dura prova la capacità del pianeta di sostenerci.

Il messaggio è chiaro: dobbiamo intervenire subito.

I dati sui quali si basa il rapporto sono impressionanti. Soprattutto perché, sorprendentemente, ci si accorge che molto è stato fatto. Ma che purtroppo non basta. E, inoltre, tanta buona volontà è vanificata da stili di vita e modelli di sviluppo insostenibili.

Se guardiamo al Prodotto Interno Lordo a livello globale scopriamo che è cresciuto del 75% tra il 1992 e il 2010, ma che il divario tra paesi ricchi è poveri si è fatto più profondo.

Nel 1990 il 46% della popolazione era povera, a fronte dell’attuale 27%. Oggi però il pianeta è più popoloso: abbiamo superato la soglia dei 7 miliardi di persone e questa cifra continuerà a crescere nel prossimo futuro. Un buon risultato è stato raggiunto nella lotta per combattere il buco nell’ozono. Gli sforzi fatti a livello globale ci consentiranno di tornare in qualche momento tra il 2060 e il 2075 ai livelli di ozono precedenti al 1980.

Ma il vero risultato che emerge dal Rapporto è la crescita dell’ingiustizia: aumenta il numero di persone sottonutrite, in un mondo che produce molto più cibo di quello che servirebbe a sfamare tutti.

L’aspettativa di vita a livello globale è cresciuta in media di 3,5 anni negli ultimi 30 anni, ma nei paesi più poveri si muore, in media, undici anni prima.

Ogni anno si perdono 5,2 milioni di ettari di foreste. L’85% delle risorse fornite dagli oceani sono sfruttate eccessivamente. 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita. 2,6 miliardi di persone non possono contare su condizioni sanitarie di base e il 20% della popolazione mondiale non ha accesso all’elettricità.

Il Report contiene 56 raccomandazioni. Il segnale è chiaro. Dobbiamo cambiare decisamente rotta e non sarà facile.

Lo sviluppo sostenibile non dovrebbe essere una meta. Dovrebbe essere un concetto biologico di adattamento, apprendimento e reazione alle condizioni di vita in cui si può vivere in un mondo in cui economia, società e ambiente sono strettamente interconnessi.

Come molti avevano già fatto in precedenza anche questo lavoro sostiene che ci siamo sbagliati nel misurare la ricchezza, accontentandoci di dati di natura economica e di indicatori di sviluppo quali il Prodotto Interno Lordo o sue varianti. La novità è la forza con la quale si esprime la necessità di cambiare paradigma. Un altro elemento significativo è rappresentato dal fatto che

il Rapporto contiene la richiesta, che in molti sostengono da tempo, di incorporare i costi ambientali e sociali nei prezzi di prodotti e servizi, e di pensare a una finanza sostenibile in grado di sostenere nuovi modelli di sviluppo.

La risposta, o forse la promessa e la speranza, però sta forse nel titolo scelto, con grande efficacia, per il Rapporto: Resilient People, Resilient Planet.

Quello di resilienza è un concetto molto in voga di cui spesso si abusa. La resilienza è la capacità di resistere alla rottura. Si tratta di un termine che esprime resistenza in modo positivo, che include energia, elasticità, vitalità. Qualcuno l’ha definita l’arte di risalire sulla barca affondata, invece che lasciarsi annegare. Insomma un pianeta resiliente per gente resiliente. Non bisogna dimenticarsi che l’obiettivo è il benessere dell’umanità, l’equità e la giustizia sociale. Un mondo migliore per tutti. Deve essere per questo che il Rapporto si apre con una citazione del Mahatma Gandhi: ” La terra ci dà tutto ciò che serve per soddisfare ogni bisogno dell’uomo, ma non per soddisfare l’avarizia di ogni uomo”.