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“Tempo da lupi” nel nostro futuro

Clima: i dati sul tempo che cambia
Digitalic
01/11/2013vedi articolo originale
“Tempo da lupi” nel nostro futuro

Digitalic
Novembre 2013
rubrica Punto G
“Clima, i dati sul tempo che cambia”

Nel racconto “Le nevi del Kilimangiaro” Ernest Hemingway racconta di aver visto un presagio funesto sulla grande montagna africana.
Parlava della vetta occidentale, denominata dai Masai Ngàie Ngài, ovvero la casa di Dio.
Hemingway era convinto che le nevi del Kilimangiaro fossero senza fine, perenni.
Sono passati circa 70 anni da allora e le cose sono cambiate radicalmente.
Lo conferma il Quinto Rapporto dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), la task force dell’ONU che ha recentemente pubblicato una enorme mole di dati: 2.200 pagine, frutto di sei anni di lavoro di 209 scienziati, coadiuvati da un team di 1.500 esperti.
Gli ultimi tre decenni sono stati i più caldi dal 1850 e il periodo 1983 -2012 è probabilmente stato il trentennio più caldo negli ultimi 1.400 anni.
E, in tema di nevi perenni, nei prossimi anni ci sarà una forte diminuzione della copertura glaciale, stimata tra -15% e -55% entro fine secolo, esclusa l’Antartide.
Oltre al riscaldamento globale e alla diminuzione dei ghiacci il Rapporto conferma l’aumento della frequenza di eventi meteorologici e climatici estremi e l’accelerazione nell’aumento del livello delle acque del mare.
Ed è quasi sicuramente colpa nostra.
E’ infatti “estremamente probabile” (al 95-100%) che più della metà dell’aumento osservato della temperatura superficiale dal 1951 al 2010 è stato provocato dall’effetto antropogenico sul clima.
Il documento prevede quattro possibili scenari per la fine del secolo.
Nel più drammatico il livello del mare salirà di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986-2005: si sfonderà il muro dei quattro gradi rispetto all’epoca preindustriale che la stessa Banca Mondiale aveva denunciato in tono allarmato circa un anno fa.
Lo scenario più favorevole prevede l’aumento di un grado per la temperatura e di 24 centimetri per il livello dei mari.
La salvezza sta nel ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Dovremmo rimanere al di sotto del tetto di 421 parti per milione di CO2. Abbiamo già superato la soglia delle 400 parti per milione e le emissioni continuano a salire al ritmo di 2 parti abbondanti ogni anno. Tra dieci anni saremo al di fuori dell’area di sicurezza.
I combustibili fossili e la produzione di cemento sono responsabili dell’89% delle emissioni, mentre il rimanente 11% è ricollegabile alla deforestazione.
Le riduzioni volontarie attualmente stabilite dai principali produttori di gas serra non sono sufficienti, in un contesto in cui l’inerzia di un sistema energetico che punta ancora su carbone, petrolio, gas tradizionale e gas da scisti ci porta verso livelli di non ritorno.
Non c’è più tempo nemmeno per le assurde critiche dei negazionisti, degli scettici sul riscaldamento del Pianeta e sulle responsabilità dell’uomo. A chi non crede basta leggere davvero e con attenzione i dati del Rapporto o cercare sul Web la spiegazione sull’interpretazione dei dati dell’italiano Sergio Castellari, IPCC Focal Point per il nostro paese.
Il Rapporto presentato a Stoccolma è la versione, in 35 pagine, destinata ai decisori politici, mentre la versione integrale sarà resa nota a gennaio 2014.
Dopo il primo passo dedicato alla conoscenza scientifica del clima nel corso del prossimo anno verranno pubblicati altri due lavori: quello sugli impatti e gli adattamenti e quello relativo alle politiche di mitigazione necessarie a contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
Il Rapporto si esprime in termini cauti e sembra considerare le difficoltà di molti paesi che attraversano una profonda fase di crisi economica.
Ma la riflessione da fare è quella su come rispondere alla domanda di energia di un mondo che sarà popolato da 9 miliardi di persone. Una seria politica di riduzione delle emissioni di carbonio, determinerebbe un calo della domanda e una discesa dei prezzi di gas e petrolio.

Secondo la Banca Mondiale un taglio dei gas serra che eviti un innalzamento della temperatura del Pianeta di due gradi centigradi renderebbe inutilizzabili dal 60 all’80% delle riserve di carbone, petrolio e gas delle aziende quotate.
“Gli investitori attenti si stanno accorgendo che puntare su questo tipo di aziende sta diventando una scelta moto rischiosa” secondo Sir Nicholas Stern, già capo economista della Banca Mondiale e Presidente della British Academy.
Efficienza energetica ed energie rinnovabili sembrano dunque essere la risposta, anche economica, per evitare il peggio.
Numerose ricerche confermano che sono in diminuzione gli eco-scettici. Il passo successivo saranno le buone intenzioni e poi, si spera, i fatti concreti. Il tempo a disposizione è poco e, probabilmente, sarà piovoso in maniera violenta.

VOLONTARI PER UN GIORNO
Torna Volontari per un Giorno, la più grande campagna di volontariato mai realizzata a Milano e provincia. L’obiettivo è rispondere alla richiesta di oltre 200 associazioni che cercano aiuto per i loro progetti. La novità dell’edizione 2013 è il volontariato delle competenze. Sul sito – www.volontariperungiorno.it – è infatti possibile scegliere un’iniziativa a cui dedicare non solo il proprio tempo, ma anche le proprie conoscenze e la propria esperienza. L’iniziativa è promossa dal Comune di Milano e da un network di organizzazioni profit e non profit.

BIG DATA IN CAMPO
Tutti parlano di Big Data. Secondo un articolo apparso recentemente in una rivista statunitense dedicata agli agricoltori, Big Data potrebbe essere il miglior amico per chi gli coltiva la terra. Si tratterebbe infatti di un’enorme opportunità per migliorare l’efficienza e la sostenibilità delle coltivazioni.
Le applicazioni sono numerosissime: informazioni sul potere nutritivo delle coltivazioni, efficentamento nell’utilizzo dei fertilizzanti e nell’irrigazione, con il ricorso a mappe spaziali, uso controllato dei pesticidi e, ovviamente, conoscenza delle condizioni atmosferiche.
Senza contare il risparmio di risorse, quali l’acqua, e quindi di denaro. Agricoltori tecnologici, iperconnessi, e in un prossimo futuro probabilmente anche social.