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L’arte e la sfida della sostenibilità

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1° Master Un-Guru per Il Sole 24 Ore sul Non Profit

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Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

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Italia in crisi: superiamola con la Green Economy

Digitalic
Ottobre 2013
rubrica Punto G
“Italians do it green”

Italians do it better. Quando si tratta di Green Economy gli italiani potrebbero fare bene, anzi meglio.
Lo confermano alcuni tra gli studi più recenti, di fonti diverse, sia nazionali che internazionali, che si focalizzano sulla capacità di creare tanti e nuovi posti di lavoro, grazie a una svolta sostenibile.
Come detto, le buone notizie giungono da diversi fronti.
Innanzitutto ci sono i nuovi dati ILO (l’Organizzazione Mondiale del Lavoro) che confermano come “il passaggio verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni (…)”, una tesi che l’Organizzazione sostiene da tempo e che si preoccupa di confermare con nuovi dati, con cadenza annuale.
C’è poi uno studio di due ricercatori italiani, Federico Pontoni e Niccolò Cusumano, che provano a ipotizzare cosa possa significare in termini pratici per il nostro paese la possibilità offerta dalla Green Economy.
Il loro studio analizza la situazione attuale e si pone come termine il 2020 e gli obiettivi europei in termini di riduzione delle emissioni ed efficientamento delle fonti energetiche. Provare a raggiungere questi obiettivi potrebbe portare alla creazione di 1.397.000 nuovi posti di lavoro, tra occupazione diretta e indiretta. Secondo i due studiosi per ogni milione di euro di fatturato generato da attività verdi si produce ricchezza per 2,7 milioni di euro all’interno dell’economia nazionale. A conferma dell’importanza del risultato c’è il paragone con le attività turistiche che hanno un rapporto di moltiplicazione pari, soltanto, a uno.
I risultati potranno essere tanto più positivi, quanto maggiori saranno gli investimenti, anche in termini di PIL.
Come fare? Le risposte sono già note. Servono nuovi strumenti di credito per le imprese, investimenti in ricerca e tecnologia, riduzione della burocrazia. Inoltre occorrerebbe obbligare le pubbliche amministrazioni a rispettare le leggi relative all’utilizzo di materiali riciclati, i Comuni a realizzare la raccolta differenziata al 65%, promuovere e premiare i comportamenti virtuosi.
E rivedere alcune nostre cattive abitudini, come quella dello smaltimento in discarica.
Anche dal lato sindacale si confermano le buone prospettive. La UIL Lazio ha incrociato i dati sull’economia sostenibile con quelli dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) sulla disoccupazione.
Ne è emerso che nelle regioni dove è più alto l’indice di Green Economy c’è meno disoccupazione, a dimostrazione che la sostenibilità è fonte di ricchezza e lavoro.
Il Trentino Alto Adige rappresenta il miglior esempio. Secondo un indice di green economy, determinato da ventuno parametri riguardanti energia, agricoltura, turismo, rifiuti, mobilità, il Trentino è la regione italiana che ha più investito negli ultimi anni nell’economia sostenibile e quella con il minor tasso di disoccupazione (5,1%). Molto positivi anche i risultati raggiunti da Emilia Romagna e Val d’Aosta; mentre Sicilia, Campania, Lazio, Calabria e Puglia occupano le ultime posizioni, sia per investimenti verdi che per occupazione.
Attualmente l’1,5% della forza lavoro totale in Italia – più di 340mila persone – svolge un lavoro verde in senso stretto, ma sono più di 1,2 milioni i posti di lavoro che già ruotano attorno al mondo dell’economia sostenibile.
Sono numerosi gli economisti che hanno recentemente indicato l’Italia come una piattaforma di lancio di una nuova rivoluzione industriale. Tra questi Jeremy Rifkin, basandosi sulla convinzione che per conformazione geografica, “straordinarie menti”, capacità di essere flessibili, necessità di crescere e proteggere un paese tra i più belli al mondo ci porterà a un futuro di crescita verde, basato su lavori sostenibili. Rifkin, autore della Terza rivoluzione industriale, intervenuto a un recente convegno al Politecnico di Milano, ha dichiarato: “L’Italia ha una grande opportunità con le nuove tecnologie rinnovabili…. Dobbiamo essere consapevoli che ci ricorderanno per l’impronta ambientale. I nostri pronipoti capiranno che siamo stati qui solo per l’impronta di carbonio che avremo lasciato”.
L’amore per il Belpaese potrebbe portare a eccedere in ottimismo, così come un diffuso e genuino spirito nazionale che tende all’auto-denigrazione ci induce a essere pessimisti sulle nostre prospettive future. Forse dovremmo trasformare un’affermazione (Italians do it better) in un imperativo categorico: Italians, do it better (and green)!

MENO PIL ALLUNGA LA VTA
Disponibile on-line, il Rapporto Coop 2013 contiene dati interessanti relativi ai consumi degli italiani e allo stile di vita in tempi di crisi. E conferma che il PIL potrebbe non essere la misura corretta di tutte le cose. Il Rapporto mostra un ulteriore calo nel 2013 della spesa degli italiani e dei consumi, anche alimentari. Una diminuzione destinata a perdurare anche nel 2014 quando si ridurrà ancora il reddito reale disponibile dell’1,4%. Le buone notizie giungono dal fronte longevità: siamo il paese europeo in cui la vita si è allungata maggiormente. Consumiamo e sprechiamo meno, ma viviamo in media 10 anni in più, rispetto al 1975.

FUOCO AMICO
Si chiama Baker Cookstove ed è un fornello ad alta efficienza energetica per cuocere all’aperto. E’ dedicato ai paesi più poveri e consente di diminuire il consumo di legna, e quindi limitare i danni della deforestazione. Cuoce più velocemente, riduce le emissioni di gas serra e consente di mantenere tecniche di cottura tradizionali. Lo ha progettato lo studio Stoccolama Claesson Koivisto Rune. E’ realizzato in alluminio riciclato e sarà prodotto in Kenya, anche grazie agli oltre 8mila dollari raccolti tramite crowdfounding.

INNOVAZIONE ITALIANA CHE PIU’ MI HA COLPITO
L’innovazione italiana che mi ha più colpito in questo periodo è quella che definirei diffusa. Si tratta della capacità di realizzare prodotti semplici e utili che, dato il mio interesse per i temi dello sviluppo sostenibile, riguardano la capacità di rendere tutti noi degli amici migliori dell’ambiente. La mia segnalazione va dunque a quelle app e a quelle innovazioni che ci rendono più verdi ed etici. L’ultima in ordine di arrivo è Sixth Continent, social network e app per scoprire il livello di sostenibilità dei prodotti che compriamo al supermercato. Green Drops permette invece di calcolare l’impronta ecologica del nostro stile di vita, e IoRiciclo insegna la corretta raccolta differenziata dei rifiuti. Piccole innovazioni, per piccoli gesti e nuove abitudini, in grado di fare una grande differenza.