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Giovani e tecnologie fattori chiave per un futuro sostenibile

Giovani e tecnologie, la strada per un futuro sostenibile
Digitalic
01/06/2013vedi articolo originale
Giovani e tecnologie fattori chiave per un futuro sostenibile

Digitalic
Giugno 2013
rubrica Punto G
“Giovani e tecnologie, la strada per un futuro sostenibile”

Il futuro non è più quello di una volta. Il problema della crisi economica è che ci inchioda a un eterno presente, in cui proviamo ad amministrare l’emergenza.
Ci accontentiamo di arredare il disagio, per renderlo più confortevole, nella consapevolezza che l’incertezza sia la sola certezza su cui possiamo contare.
Un’altra cosa che ormai dovremmo aver compreso è che la crisi non è solo economica, ma culturale ed etica.
È per questo che non dobbiamo rinunciare a pensare al futuro, perché vivere inchiodati al presente non ci permette di cambiare registro.
Attualmente l’unica cosa che sappiamo sul futuro è che deve essere sostenibile.
Quando si ragiona in termini di sostenibilità e futuro ci sono due elementi che viene naturale considerare: i giovani e le tecnologie.
Nel primo caso il problema del futuro è legato innanzitutto alla disoccupazione giovanile, che ha raggiunto livello allarmanti.
Non si tratta di un’emergenza solo italiana o mediterranea. In media, nel 2012, il tasso di disoccupazione giovanile nel mondo era del 12,6% e secondo l’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) “i giovani hanno tre volte in più la possibilità di essere disoccupati rispetto agli adulti”.
Per quanto riguarda scienza e tecnologia un tempo erano considerate alleate sicure del progresso, mentre oggi pongono problemi di controllo, di ricerca del vero e del giusto, quindi di etica.
È certo che nel corso dell’ultimo secolo si è assistito a una progressiva capacità di scienza e tecnologia di trasformare materia ed energia sul pianeta come mai prima e in tempi sempre più brevi, e che siamo di fronte a un aumento esponenziale della potenza di interazione tra scienza, ambiente e società. La tecnologia ha consentito inoltre il moltiplicarsi e il potenziarsi della possibilità di intervenire, di partecipare, di condividere diventando accessibile e democratica.
Giovani e tecnologie dunque, quali elementi fondamentali di un futuro sostenibile.
In questo contesto può essere analizzato come una sorta di “laboratorio” il programma di promozione del volontariato del Comune di Milano. L’amministrazione cittadina intende sostenere il volontariato in tutte le sue forme, anche quale possibilità di transizione verso un’economia più partecipata, consapevole e solidale.
Per i giovani è attivo da alcuni mesi il programma “Light up!”, che prevede un insieme articolato di interventi nelle scuole, oltre che nei luoghi di incontro e ritrovo informale dei ragazzi.
Il progetto ha dimostrato che i giovani fanno volontariato per motivazioni e con modalità diverse rispetto agli adulti. Chi lo sceglie da giovanissimo lo vive come un impegno per la vita.
Il volontariato giovanile si caratterizza inoltre per la voglia di fare, di intervenire. Presenta inoltre forti motivazioni “social” legate al bisogno di sentirsi parte di un gruppo.
I progetti di volontariato giovanile nascono hi-tech: social e multimediali. Sono vissuti come un percorso di crescita e di acquisizione di capacità – emotive, di condivisione, comprensione, empatia e di skill relazionali – da spendere in futuro in ambito professionale.
“Vogliamo trasformare una grande potenzialità, quella dell’attitudine ai giovani ad aiutare”- dichiara Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza e Coesione sociale, Polizia locale, Volontariato e Protezione civile del Comune di Milano. “Il Comune è impegnato a 360 gradi nella promozione del volontariato, ma il lavoro con i giovani ha linguaggi e modalità diverse e nuove, con le quali stiamo imparando a confrontarci. Promuovere il volontariato giovanile è un dovere delle istituzioni, da non lasciare al caso”.
Light up! ha già ottenuto importanti risultati. L’iniziativa è stata adottata anche da numerose scuole della provincia di Milano.
Inoltre permette di superare un tradizionale limite del volontariato giovanile, quello legato al fatto di attirare soprattutto giovani istruiti, provenienti dalle classi medie.
La tecnologia si è rivelata anche il fattore di successo di un altro programma di solidarietà del Comune di Milano, “Volontari per un giorno”. Un’iniziativa aperta a chi, giovane o meno, non ha mai fatto volontariato e permette l’incontro on-line tra le associazioni che hanno bisogno di tempo e competenze per i loro progetti, e chiunque voglia provare a impegnarsi a favore degli altri.
Nel 2012, in soli tre mesi, più di 1.600 cittadini di Milano e provincia hanno aderito, consentendo a 130 associazioni di realizzare 200 progetti. Il match tra volontari e progetti è avvenuto online o tramite social media.
Circa il 12% dei partecipanti – 190 persone – ha scelto progetti di sostenibilità ambientale, declinata in un contesto urbano e quotidiano: tutela del verde, difesa della biodiversità, orti biologici e attività con gli animali. Il 40% di chi sceglie il volontariato ambientale ha meno di 30 anni.
Il volontariato è un’occasione di partecipazione, di acquisire esperienze e competenze e rappresenta una valida idea per contribuire non solo a risolvere i problemi di un welfare in affanno, ma una possibilità di fare cose nuove in modo diverso.
Non può sostituire la buona politica, ma può contribuire a un cambio di paradigma culturale.
Senza contare che la buona volontà non è una risorsa esauribile, che si spera non conosca crisi.

MADE IN ITALY? VERDE GRAZIE
Una vetrina del made in Italy verde. Si tratta del network “Cleantech focus Italy”, una rete di imprese dedicata all’innovazione in campo ambientale presentato all’università LUISS di Roma dal Ministero dell’Ambiente, dall’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), dal network internazionale Cleantech Group e dall’AREA Science Park di Trieste. L’obiettivo è l’abbattimento dei costi delle tecnologie, oltre che la promozione di risorse innovative, come ad esempio quelle nell’indotto dell’efficienza energetica, settore nel quale l’Italia è leader indiscusso a livello europeo.

ITALIA AL VERDE
“L’Italia oltre la crisi” è il rapporto 2013 realizzato da Legambiente. Contiene numerosi spunti sui quali riflettere.
Generiamo il 13% del fatturato europeo derivante da energie rinnovabili ma meno del 6% dei brevetti.
Abbiamo ridotto le emissioni, ma in conseguenza della riduzione dei consumi. Nessun miglioramento nella lotta all’emissione di polveri sottili e agli inquinanti organici persistenti , come le diossine.
La crisi ha fatto diminuire la produzione di rifiuti urbani mentre cresce, anche se di poco, la raccolta differenziata. Scendono invece le tasse ambientali. In tutta l’Unione europea, tra il 1995 e il 2010, l’Italia è il paese con la maggiore contrazione dell’incidenza delle tasse ambientali sul Pil e, assieme a Grecia e Portogallo, dell’incidenza sulle entrate tributarie.