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L’economia wiki e social che ispira il futuro

Un futuro più umano dall'economia wiki e social
Digitalic
01/02/2014vedi articolo originale
L’economia wiki e social che ispira il futuro

Digitalic
Febbraio 2014
rubrica Punto G
” Un futuro più umano dall’economia wiki e social”

Secondo alcuni recenti studi sociologici sulle abitudini e motivazioni di acquisto dei consumatori non è più possibile parlare di tendenze.
Nemmeno per la moda il cui business si è basato per anni sulla capacità di creare, anticipare e affermare nuove tendenze.
In un mondo in cui tutto avviene in tempo reale anche la moda non può fare altro che “accompagnare” degli stili di vita, che non è più possibile imporre, dato che ciò che è trendy nasce in una logica social e collaborativa.
E cambia ed evolve continuamente.
Sparite le tendenze ci rimangono i paradigmi. Sembrerebbe infatti che sia arrivato il momento di un cambio di paradigma globale, in cui ridisegnare valori e modelli per il futuro.
In questo spazio così aperto e indefinito un ruolo chiave dovrebbe giocarlo la sostenibilità.
Ma anche in questo caso i segnali sono contrastanti.
Molti esperti ritengono che le elezioni europee 2014 porteranno a uno spostamento di voti verso i partiti più conservatori e questo dovrebbe comportare una minore attenzione e un minore impegno verso temi verdi, tradizionalmente associati, in maniera troppo sbrigativa, a schieramenti progressisti.
I problemi ambientali non hanno finora avuto molto fortuna in politica e probabilmente uno degli errori più grandi è stato quelli di volerli incasellare in una logica di destra e sinistra, mentre potrebbero essere una buona occasione per accumunare interessi e voti di diverso orientamento.
Del resto il susseguirsi di eventi meteo estremi dovrebbe invece aiutare la riflessione sui cambiamenti climatici e sulle sue conseguenze.
In ogni caso dei segnali buoni potrebbero venire dai piani o le riforme del lavoro, che molti governi hanno annunciato per i prossimi mesi e per i quali si prevede un grande ricorso ai cosiddetti green jobs.
Anche per i più scettici nei confronti della politica o delle iniziative istituzionali le buone notizie potrebbero venire dall’economia.
Il 2014 potrebbe essere quello dell’affermazione dell’economia collaborativa, quella della condivisione massiccia di risorse, in una logica che supera la competizione tradizionale, non solo per eliminare gli sprechi, ma per raggiungere grandi obiettivi. Un’economia open, molto peer e decisamente wiki.
Un altro segnale di incoraggiamento potrebbe venire, in maniera forse inaspettata, dalla finanza.
E non si tratta di previsioni, ma di conferme. In attesa dei bilanci 2013 i dati relativi al 2012 delle aziende green italiane sono sorprendenti. Si tratta di imprese che crescono per fatturato – +3%- ed EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, un indicatore di redditività spesso utilizzato per comparare i risultati di diverse aziende) che registra una crescita di +13% e confermano la marginalità media più elevata in Europa (EBITDA margin 25% vs 16%). I risultati sono contenuti nel recente rapporto, di VedoGreen e Borsa Italiana.
Sarebbero però gli stranieri a credere di più in un’Italia verde: nella compagine azionaria delle aziende green nostrane predominano i capitali esteri. Il 75% degli investitori istituzionali è straniero, principalmente statunitense, britannico e svizzero, a conferma di quanto il Belpaese continui a piacere oltreconfine.
Le previsioni per le finanze delle aziende verdi sembrano essere rosee per il prossimo futuro. Le sfide da affrontare? Innanzitutto internazionalizzare sempre di più. Poi diversificare la produzione, anche in considerazione del progressivo venire meno di molti incentivi. E, ovviamente, l’immancabile innovazione, soprattutto tecnologica e, perchè no, anche collaborativa laddove sono possibili sinergie industriali. Delle 117 società green quotate solo 17 lo sono in Italia, mentre le altre sono suddivise tra le borse di tutta Europa.
In questo scenario di incertezza e qualche dato positivo c’è comunque chi continua a credere nei trend. La società di ricerche olandese Science of The Time ha raccolto per oltre un anno opinioni e indicazioni “grazie a una rete di oltre 8mila coolhunter” e la collaborazione di decine di università di cinque continenti.
Alla domanda relativa a quali forze sociali, economiche e tecnologiche segneranno il 2014 molti hanno risposto indicando la sostenibilità profonda, quella che rende il futuro “più umano per tutti”.
Non mancano dunque segnali verdi di speranza, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno. E se non rientrate tra gli 8mila che hanno partecipato al sondaggio, non temete. Probabilmente in futuro ognuno sarà coolhunter per qualche minuto.

ASSICURAZIONE DA DISASTRI NATURALI
Nel 2013 i disastri ambientali hanno causato più morti che nel 2012, ma sono “costati” di meno. Il dato è fornito da Associated Press in base alle rilevazioni della compagnia di assicurazioni tedesche Munich Re.
Nel 2013 le vittime di uragani, tifoni e altri eventi climatici sono state 20mila, quasi il doppio dell’anno precedente. I paesi più colpiti Filippine, Vietnam, Cina e India.
Ma il costo di queste catastrofi sembra essere diminuito. Lo scorso anno 880 eventi sono costati 125 miliardi di dollari, con perdite assicurate per 31 miliardi. Un deciso decremento rispetto al 2012 quando i costi erano di 173 miliardi e le perdite assicurate di 65 miliardi.
Ad abbassare i costi ci hanno pensato un numero maggiori di eventi, ma di minore intensità, in paesi sviluppati e meglio attrezzati.
I disastri naturali caratterizzati da “bassi costi” sono infatti quelli collegati a tempeste e tornado in centro Europa e negli Stati Uniti.

TRAFFICO DI AVORIO
Il governo cinese ha molto ben pubblicizzato la distruzione di 6,15 tonnellate di avorio, seguendo l’esempio di Gabon, Filippine e Usa che hanno recentemente distrutto le loro scorte. Anche la Francia dovrebbe presto fare altrettanto. Si tratta di un atto dimostrativo importante per combattere il traffico illegale e per la gestione trasparente dell’avorio legale. La Cina ha infatti un mercato di avorio legale basato su stock precedenti al 1989, quando è entrato in vigore il divieto internazionale del commercio, e l’avorio sequestrato non può essere utilizzato per scopi commerciali. Nonostante i divieti il 2013 potrebbe rivelarsi un anno record per il traffico illegale di avorio in base ai dati relativi al materiale confiscato che sono i più alti degli ultimi 25 anni.