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L’ossessione del mercato che fa dimenticare l’etica

A quale prezzo ciò che è male diventa bene
Digitalic
01/09/2013vedi articolo originale
L’ossessione del mercato che fa dimenticare l’etica

Digitalic
Settembre 2013
rubrica Punto G
“A quale prezzo ciò che è male diventa bene”

Sono molti coloro che si schierano apertamente contro lo sfruttamento del lavoro minorile o la crudeltà nei confronti degli animali. Spesso si tratta delle stesse persone che ignorano i propri principi morali, quando si trovano ad agire in una situazione di mercato, magari alla ricerca del gadget elettronico in offerta o di un capo di abbigliamento firmato in saldo.
Questa contraddizione sembrerebbe avere una spiegazione scientifica. E’ perché il mercato riduce le nostre tensioni di tipo morale.
Lo dimostra una ricerca condotta da alcuni economisti delle università di Bonn e Bamberg, presentata dall’autorevole rivista Science.
Sembrerebbe che, quando dobbiamo prendere delle decisioni che sono al di fuori di una logica di mercato, il nostro senso della morale sia semplicemente più elevato. Una morale che siamo disposti a calpestare quando vogliamo vendere o comprare.
Il mercato erige una barriera tra le persone e le conseguenze delle loro azioni. Chi pensa ai bambini che lavorano in condizione indegne quando compra una maglietta? Chi si ricorda dei disastri ambientali collegati alla produzione di mobili con legni preziosi?
Gli esperimenti su cui si basa la ricerca sono stati condotti con centinaia di studenti universitari.
Ad alcuni era richiesta una scelta individuale tra il salvare la vita a un topolino, piuttosto che ricevere una somma di denaro. Accettando i soldi (dieci euro), il topo sarebbe stato ucciso.
Alcuni dei partecipanti erano chiamati a una scelta più complessa di quella tra etica e denaro, dovendo agire in un mercato in qualità di compratori o venditori. Ai venditori era affidato un topo e ai compratori una somma pari a venti euro.
Nel primo caso – quello della scelta tra la vita del topolino o il denaro – il 45% degli intervistati ha scelto il denaro, nella situazione di trattativa di mercato la proporzione di chi predilige i soldi sale al 75%.
I topi venivano venduti in media a un prezzo basso, 6,40 euro, una somma che scendeva mano a mano che l’esperimento veniva ripetuto. Nelle condizioni di mercato quindi la morale è più limitata rispetto alle decisioni individuali, e degenera con il passare del tempo.
La giustificazione data è che “se non compri o vendi, qualcun altro lo farà” e quindi non ci si può soffermare su aspetti di tipo etico.
Quindi dato che nessuno sarebbe disposto a pagare 2mila euro per un telefonino che rispetti gli standard etici, noi stessi siamo parte del problema.
La giustizia sociale non sembra poter andare d’accordo con il mercato.
I risultati della ricerca, ma anche le sue premesse, possono essere criticabili. C’è chi sostiene che più mercato serva a combattere forme peggiori di sfruttamento. Il lavoro minorile è inaccettabile, ma fame e prostituzione lo sono di più. E la crescita del mercato consente di affrancarsi dallo sfruttamento.
Lo studio però mette in luce un aspetto troppo spesso sottovalutato. I padri nobili dell’economia erano anche filosofi, in alcuni casi filosofi morali (Adam Smith).
Gli economisti moderni si sono affannati nel cercare di fare dell’economia una scienza esatta, mentre è una scienza di uomini che risponde a logiche che non è temerario definire molto spesso semplicemente uterine. Per cui il salto dall’economia, alla finanza, alla speculazione non è stato avvertito come un balzo quantico, semplicemente perché strada facendo abbiamo smesso di riflettere criticamente sul nostro agire.
Non è successo solo con l’economia, ma più in generale con lo sviluppo di tutta la conoscenza, soprattutto in campo scientifico e tecnologico.
In ogni caso non siamo tutti amorali o immorali allo stesso modo.
E’ vero che se pensiamo – non importa che sia vero – che ci sia qualcuno che possa guadagnare o approfittare di una situazione più o prima di noi, l’anonimato del mercato fa cadere le nostre barriere.
La ricerca ha però dimostrato che le donne hanno concluso meno affari degli uomini e i vegetariani sono stati meno attivi dei carnivori. Coloro che hanno ottenuto un punteggio più alto nei test di intelligenza hanno inoltre tenuto dei comportamenti morali più corretti.
Quindi occorre lanciare un appello. Cercasi donne intelligenti e vegetariane. Occorre stabilire quanto vale un topolino e a quale prezzo ciò che è male diventa bene. La stagione dei saldi non finisce mai.

CARTA CANTA
La crisi fa calare i consumi e di conseguenza la produzione urbana di rifiuti. La raccolta di carta e cartone nel 2012 è calata del -2,3% ma è migliorato il dato relativo al riciclo, pari all’84,5%, +6% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un sistema che ha prodotto per il 2012 benefici economici per 405 milioni di euro. Per la carta e cartone l’Italia è un’eccellenza europea. A partire dal 1999 sono state costruite nel nostro paese 270 nuove discariche, 22 nel solo 2012.

ECOMONDO
Si terrà dal 6 al 9 novembre 2013 a Rimini Ecomondo, la 17° Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile.
Sono attese mille aziende e buyers da 25 paesi. Con l’edizione 2013 debutta la novità KEY WIND, la sezione dedicata all’eolico, e fa il suo ritorno SAL.VE, il salone dei veicoli ecologici. Info su www.ecomondo.com.

TECHLOVER
A un recente incontro all’Aspen Ideas Festival due studenti del MIT Media Lab di Boston hanno lanciato la proposta di un design delle tecnologie che sia non tecnologico. L’idea è che le future creazioni digitali dovranno favorire un ritorno alla natura e svolgere un ruolo in genere assegnato all’arte. La giovane Lining Yao, appena arrivata dalla Mongolia, ha cominciato a lavorare a dei manufatti che non servono, una volta tanto, ad aggiungere dati e informazioni alla vita reale, ma a sottrarli, per “prestare più attenzione alle cose che davvero ci interessano”. E’ l’avvio di una nuova generazione di tecnologi romantici, alla ricerca della “semplicità, che è lo spirito della natura”.