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Gli spazi illimitati della finanza etica

Un popolo di santi, poeti e risparmiatori
Digitalic
01/05/2013vedi articolo originale
Gli spazi illimitati della finanza etica

Digitalic
Maggio 2013
rubrica Punto G
“Un popolo di santi, poeti e risparmiatori”

“Il risparmio è un valore e uno strumento fondamentale per lo sviluppo della società e dell’economia”. A parlare è Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica e di Etica Sgr.
“Gli italiani, che sono da sempre considerati un popolo di grandi risparmiatori, negli ultimi anni hanno progressivamente ridotto la loro capacità di risparmio. In parte è colpa della crisi economica, ma vi sono anche degli aspetti culturali che non vanno trascurati. La logica del ‘tutto subito’, che tanti danni sta provocando per esempio con la speculazione finanziaria, si sta scontrando con quella della programmazione e del medio-lungo termine” conclude.
Sul sito di Borsa Italiana si legge che in Italia si va affermando un movimento “composto da investitori che non si preoccupano solo di veder fruttare il proprio denaro, ma desiderano essere informati sul modo in cui esso viene impiegato per generare reddittività. L’obiettivo perseguito con il sostegno a imprese che prestano attenzione agli impatti socio-ambientali è quello, in ultima analisi, di migliorare le scelte degli individui e delle imprese”.
Il tema è quello della finanza etica. Per qualcuno si tratta di un ossimoro, per altri rappresenta la voglia di responsabilità.
Non esiste una definizione univoca di finanza etica, ma in Italia c’è un’apposita associazione che nel 1998 ha presentano un “Manifesto della finanza etica” in 7 punti che si apre affermando che il credito, in tutte le sue forme, è un diritto umano.
Al di là dei principi a parlare sono i numeri. Secondo GSIA (Global Sustainable Investment Alliance) nel 2013 gli investimenti etici ammontano su scala globale a 13.600 miliardi di dollari, circa 10mila miliardi di euro. Si tratta di una cifra pari a un quinto del totale a livello mondiale.
Oltre ai grandi investimenti rientra nell’ambito della finanza etica anche il cosiddetto microcredito, uno strumento che consente l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione. Si tratta di una forma di finanziamento nata nei paesi meno sviluppati e che sta guadagnando consensi anche nel cosiddetto primo mondo.
Recentemente ne ha parlato anche l’Abi (Associazione bancaria italiana), in seguito ai dati resi noti da Unioncamere, secondo i quali nel 2011 oltre 55mila soggetti hanno fatto ricorso a questo tipo di finanziamento, ricorrendo a uno dei 216 programmi avviati in Italia per un importo medio di circa 9.800 euro. Secondo l’Abi il 70% delle banche nostrane ha ormai strutture dedicate al microcredito e alla microfinanza e numerose associazioni sono attive in molte città.
C’è anche chi ritiene che in fatto di finanza etica non si possa trascurare il fenomeno della finanza islamica. Il Corano e le altre fonti che ispirano la religione mussulmana prevedono il divieto del tasso di interesse (Riba) e il divieto della speculazione (Maysir).
Secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco “l’attuale dimensione di questa industria è pari a 1.600 miliardi di dollari con una rapida espansione al tasso annuo del 10/15%. Questa espansione dovrebbe continuare anche in futuro: secondo stime di mercato si calcola che per la fine dell’anno gli asset della finanza islamica avranno raggiunto 1.900 miliardi di dollari”. Il punto di vista del governatore è collegato alla capacità di attrazione degli investimenti, soprattutto dal vicino Nord Africa.
Si tratta di un’opportunità che comporta alcune criticità.
Dal punto di vista della sorveglianza tutte le banche europee hanno l’obbligo di aderire a schemi di garanzia dei depositi, mentre «la giurisprudenza islamica prevalente in vari Paesi islamici prevede che i depositi in banche islamiche (che seguono il ‘principio della condivisione di profitti e perdite’) non possono essere coperti da forme di depositi a garanzia» continua Visco.
C’è poi la questione della governance e dalla responsabilità, dato che nelle banche islamiche intervengono i consigli della shari’ah a valutare la rispondenza degli investimenti alla legge islamica.
Ma il punto centrale è che il nostro sistema poggia su strumenti basati sul tasso di interesse.
Tutte le religioni monoteiste nascono condannando l’usura. A un certo punto nel corso della nostra storia si è distinto tra usura e prestito, dando vita al sistema bancario così come lo conosciamo oggi.
Nella finanza islamica oltre al divieto della speculazione vige l’obbligo di mantenere un legame indissolubile tra strumento finanziario ed economia reale.
Non si può mai dire da dove può venire un buono spunto per riflettere.

AGENDA POSSIBILE
Si chiama Agenda Possibile ed è la Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea, i saggi nominati dal Presidente Napolitano. Un’intera sezione del documento è dedicata allo sviluppo equo e sostenibile. Vi si afferma che “lo sviluppo deve portare un aumento del benessere, non risolversi in un mero accumulo di beni materiali. Nei paesi avanzati esso si traduce nell’accrescimento qualitativo dei beni e servizi disponibili ai cittadini, che fa aumentare il prodotto interno lordo (PIL) reale, e in una migliore qualità della vita”. E’ disponibile on-line e, al di là dei giudizi di opportunità politica sulla scelta di nominare i saggi e sul loro operato, merita la lettura.

BUONE NOTIZIE
Ogni tanto capita di essere in testa alla classifica, e per un buon motivo. E’ quello che accade all’Italia in fatto di specie viventi. Siamo il paese con la maggiore varietà in tutta Europa. Nel 98% si tratta di insetti e invertebrati, mentre i mammiferi sono rappresentati da 118 specie diverse. Secondo lo studio del Ministero dell’Ambiente sul patrimonio naturale sono 56mile le specie animali custodite nei parchi nazionali italiani, censite per la prima volta. Faggi e querce sono le piante più diffuse che servono per combattere l’effetto serra e il consumo di suolo.