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Quando ecologico non significa etico

La prospettiva della balena: se l'ecologia non ha etica
Digitalic
01/0372013vedi articolo originale
Quando ecologico non significa etico

Digitalic
Marzo 2013
rubrica Punto G
“La prospettiva della balena: se l’ecologia non ha etica”

Qualche tempo fa un sito americano pubblicò una storiella divertente. Raccontava di un uomo che un pomeriggio riceve una telefonata dalla moglie. “Caro potresti passare al supermercato prima di rincasare? Mi servono le verdure! Ma stai attento. Devono essere biologiche al 100%. Sono le uniche che noi mangiamo”.
L’uomo si reca al negozio ma non riesce a raccapezzarsi in mezzo a tanti prodotti e non vuole correre il rischio di comprare i pomodori e le zucchine sbagliate.
Così si rivolge al commesso chiedendo dei prodotti biologici. Il commesso sembra confuso così che il nostro protagonista si trova costretto a spiegare: “Mi serve della verdura per mia moglie e ho bisogno di sapere se voi vendete prodotti che contengono inquinanti o veleni”.
Il commesso solerte risponde: “Gentile signore, i nostri prodotti sono sani. Se le serve il veleno per sua moglie, dovrà aggiungerlo lei!”.
Non è una storia particolarmente divertente, però fa riflettere sul fatto che molto spesso la prospettiva da cui si guardano le cose può fare la differenza.
Deve essere quello che ha pensato Kristján Loftsson, armatore islandese, soprannominato “capitano Achab” (dal nome del comandante del Pequod di Moby Dick), quando ha raccontato al Times che le sue navi baleniere sono alimentate da biofuel costituito al 20% da olio di balena.
Una soluzione che, nelle sue parole, è “environmental friendly”, visto che riduce le emissioni di CO2.
Convincersi che la lotta ai cambiamenti climatici grazie al taglio dei gas a effetto serra debba passare per un business che consiste nell’uccidere una specie a rischio di estinzione richiede davvero una grande apertura mentale, un’enorme capacità di vedere le cose da un punto di vista diverso.
Credere che un’industria morente, come quella della caccia alla balena, che non può sopravvivere senza finanziamenti pubblici (in Giappone i sussidi accordati negli ultimi 25 anni ammontano a 200 milioni di dollari) migliori l’area che respiriamo, mentre mette in crisi l’ecosistema marino e una lunga catena alimentare è un atto di fede.
La buona volontà non basta per riuscire a creare una sequenza logica per cui per uccidere le balene serve l’olio di balena e questo ci permette di inquinare meno.
Qualcosa non funziona, e non c’è bisogno di arrivare a chiedersi se sia necessario sterminare specie a rischio per avvertire che c’è un limite anche alla volontà di comprendere il punto di vista di ognuno.
Ci sono poi i casi in cui è meglio sospendere il giudizio e stare a vedere quello che succede.
Un esempio lampante lo fornisce l’annuncio di questi giorni della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) secondo cui solo l’etica e la trasparenza salverà il calcio dai suoi mali.
Secondo un’indagine Europol sono coinvolti nel fenomeno delle scommesse illegali quindici paesi in Europa attraverso 425 tra dirigenti, arbitri, giocatori e criminali per un totale di 380 partite sospette.
La lotta all’illegalità non si può fare con il bilancio sociale ma la trasparenza è un buono strumento e un segnale. Nel caso della Figc la cosa importante è che la scelta di pubblicare il bilancio sociale è contestuale all’annuncio di un accordo con l’Agenzia delle Entrate, in base al quale si procederà al controllo incrociato del pagamento di imposte e contributi delle società sportive professionistiche, una misura che può aiutare a rilevare eventuali incongruità.
Si tratta di una scelta che può suscitare perplessità, però può valere la pena stare a vedere cosa succede.
Ci sono poi casi in cui si può abbandonare lo scetticismo e accogliere con favore una buona notizia.
Secondo Accredia anche in periodo di crisi le imprese italiane hanno continuato a credere “verde”. Crescono le imprese eco-certificate, con la Lombardia al primo posto nella classifica per regioni, seguita da Emilia Romagna e Piemonte.
A ottobre 2012 sono stati emessi 9.4557 certificati relativi allo standard di gestione ambientale ISO14001, una crescita di oltre il 6% rispetto al 2011.
A investire di più ci sono le aziende che operano nei servizi pubblici, a conferma del fatto che le certificazioni ambientali sono un elemento vincente, a volte obbligatorio, per lavorare con la pubblica amministrazione. A seguire le imprese del comparto Logistica, trasporti e spedizione e quelle che si occupano di produzione e distribuzione di energia elettrica.
La ISO 14001 è una certificazione che richiede risorse e tempo per chi decide di ottenerla e comporta la creazione di un sistema di gestione della performance ambientale continuo. Ma è uno strumento che non ha un grande appeal comunicativo: non è collegata a un logo, la dicitura “azienda certificata ISO 14001” può essere usata secondo rigide norme ed è una sigla, difficilmente comprensibile da molti che non l’hanno mai sentita nominare. E dato che sta diventando comune in Italia, non fa comunque molto notizia. Si tratta in ogni caso di un segnale positivo, da qualunque prospettiva lo si guardi.

UN MONDO COME PIACE A TE
Creativi ecologici di tutta Europa è arrivato il vostro momento. La Commissione Europea ha lanciato il concorso “Un Mondo come piace a te” con l’obiettivo di trovare iniziative per ridurre le emissioni di carbonio. Possono partecipare singoli e organizzazioni. I progetti dei vincitori saranno al centro di una campagna nazionale in Italia, Bulgaria, Lituania, Polonia e Portogallo. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 maggio, dopo di che sarà possibile votare i progetti on-line. A ottobre la cerimonia di premiazione dei migliori tre.

SCARPETTE VERDI
Scarpe ecosostenibili a basso impatto ambientale. Lo sostiene uno studio realizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia con il Consorzio dei maestri calzaturieri.
La sperimentazione riguarda nuove colle e solventi, che renderanno ecologico l’assemblamento della scarpa. Le nuove colle garantiscono migliori prestazioni e i test dimostrano che le esalazioni tossiche sono praticamente nulle. Questo consentirà di risparmiare sugli impianti traspirante e di realizzare calzature delle line più dolci e compatte.

ECO-CURVY
Anche i jeans diventano eco-friendly. Levi’s ha presentato la nuova collezione primavera estate realizzata con il 20% di materiale riciclato. Ogni jeans è realizzato con otto piccole bottiglie di plastica e rientra nella collezione Waste<Less™, disponibile per uomo e per donna. In totale sono circa 3,5 milioni le bottiglie di plastica riciclate, a cui si aggiungono i 360 milioni di litri di acqua risparmiati lo scorso anno grazie a una nuova tecnologia di finissaggio.