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L’arte e la sfida della sostenibilità

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1° Master Un-Guru per Il Sole 24 Ore sul Non Profit

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Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

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Nel futuro del design l’incontro tra ecologia e sviluppo

Digitalic
Aprile 2013
rubrica Punto G
“Il futuro è dell’eco-design”

Dal 9 al 14 aprile si svolge a Milano il Salone del Mobile, un appuntamento immancabile per chi si occupa di design a livello mondiale.
Nel corso degli ultimi anni, già a partire da prima della crisi, una delle tendenze che si è andata affermando al Salone è quella della sostenibilità e dell’ecologia.
Si tratta di una presenza che però sembra svolgere la parte dello “special guest”; è bello averlo ma non è necessario.
Ma cosa significa design sostenibile? La definizione più chiara e ragionata è probabilmente quella offerta dall’enciclopedia Treccani. E’ una definizione dinamica, che tiene in considerazione il mutare degli eventi. Per la Treccani infatti il design sostenibile non è più quello che si fa carico “esclusivamente dell’impatto ambientale del prodotto: quest’ultimo diventa invece uno dei requisiti imprescindibili”. Ciò che conta è considerare le “richieste dell’ecosistema” e di coniugare ecologia e sviluppo. “E’ sempre più necessario perciò superare il concetto di design sostenibile associato alle realizzazione di pezzi unici, di serie limitate e realizzate attraverso forme di reimpiego di scarti; un approccio ben poco risolutivo se visto in un’ottica di grandi numeri”.
Alvar Aalto viene spesso citato come un eco-progettista, un precursore perché il rispetto per l’ambiente era uno degli elementi centrali del suo lavoro. Il fatto è che anche nel design, così come per il dibattito a livello economico, la sostenibilità è stata per lungo tempo contrapposta alla crescita, relegandola così a una scelta per pochi.
Il problema era di natura filosofica, relativo alla concezione stessa della progettualità.
Spesso la comunione tra design ed ecologia ha generato austerità. Ma l’austerità, oltre che una questione di stile, non può essere una scelta privativa, ma deve avere a che fare con una qualità migliore della vita, per tutti, e con una nuova concezione dello sviluppo.
Il primo passo, il più semplice, è stato quello di trovare soluzioni di design che inglobassero il controllo e l’efficienza delle tecnologie, dei materiali e dei prodotti.
Nel 1994 Gunter Pauli (economista) e Heitor Gurgulino de Souza (allora Rettore dell’Università delle Nazioni Unite) fondarono l’istituto di ricerca Zero Emission research and initiatives (ZERI), una rete internazionale di esperti in varie discipline per sviluppare nuovi processi produttivi. Secondo Pauli “l’obiettivo è zero: zero incidenti, zero sprechi, emissioni zero”. Il progetto nasce dall’idea che progresso e scienza siano amici dell’uomo e che il progresso consista nell’incorporare sia il rispetto per l’ambiente, che le tecniche usate dalla natura, rendendo i processi di produzione parte di un ecosistema.
Un’idea che va di pari passo con quella del fisico Fritjof Capra per cui una società sostenibile si può costruire solo sulle fondamenta dell’ecoalfabetizzazione e dell’ecodesign.
L’ecodesign diventa così un processo di progettazione nel quale gli scopi umani sono adattati ai principi e flussi del mondo naturale, e l’innovazione tecnologica è chiamata a svolgere un ruolo nell’attivare una mentalità che recuperi i principi della biologia.
La sostenibilità diventa dunque una questione di pensiero, di approccio sistemico al design, un cambio radicale di mentalità.
L’ecodesigner del futuro potrà dunque attingere a conoscenze ed esperienze che vanno dalla matematica alle scienze biologiche e sociali. Un designer chiamato non solo a sviluppare prodotti ecocompatibilI ma a pensare a scenari di vita sostenibili, per diventare progettista di relazioni. Ecologiche ovviamente.
Il suo compito è, ad esempio, aiutare tutti noi a essere consumatori migliori, superando una logica di acquisto e abbandono dei prodotti leggera e frivola, un approccio usa e getta che produce rifiuti, senza preoccuparci delle conseguenze.
Il design del futuro non dovrà essere sostenibile in quanto tale, la questione ambientale sarà un prerequisito. La sostenibilità deve essere frutto di una ricerca funzionale, semantica, di utilizzo.

Sembrerebbe dunque che la sostenibilità sia il destino naturale del design. E’ la stessa Treccani a ricordare la definizione di vero design, ripresa dal Saggio di Giovanni Klaus Koenig pubblicato su Ottagono nel 1983, e cioè quello in cui “agiscono forti interazioni fra scoperta scientifica, applicazione tecnologica, buon disegno ed effetto sociale positivo”.

ACQUA DI CASA MIA
Si chiama “Sull’acqua il massimo della trasparenza” l’iniziativa di Coop per il consumo corretto e consapevole dell’acqua.
In 500 punti vendita di tutta Italia sarà possibile consultare le tabelle compilate dai Gestori dei servizi idrici con le indicazione dei valori dei 9 principali parametri stabiliti dall’Istituto Superiore di Sanità. L’obiettivo è promuovere il consumo di acqua del rubinetto o di acque provenienti da fonti vicine. Informazioni su www.coopambiente.it

ECO-BOOK
A prima vista un e-book sembra, a rigor di logica, più ecologico di un libro di carta. Secondo uno studio dell’esperto David Reav un normale libro causa emissione di anidride carbonica pari a 3kg .
Il New York Times ha provato a fare lo stesso calcolo ma per la produzione di e-reader (il lettore di e-book) è ha trovato che servono 18 kg di materiali e 79 litri d’acqua. Considerando i combustibili fossili consumati per la produzione si arriva a un totale di 36 Kg di emissioni di CO2, senza contare l’utilizzo di sostanze pericolose come gli ossidi di azoto e zolfo. Inoltre gli e-reader consumano energia e devono essere ricaricati. I libri classici consumano carta, ma poca acqua ed energia, e non hanno bisogno di coltan o di ossidi. Il paragone tra i consumi di un lettore (di libri) e un libro di carta non è automatico. La differenza la fa la quantità. Se siete grandi lettori l’elettronica è un’opzione sostenibile. Senza dimenticare che anche il bookcrossing o le biblioteche sono scelte ecologiche.