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L’arte e la sfida della sostenibilità

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Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

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L’orizzonte verde del lavoro

Una prospettiva verde per il lavoro
Digitalic
01/12/2012vedi articolo originale
L’orizzonte verde del lavoro

Digitalic
Dicembre 2012
rubrica Punto G
“Una prospettiva verde per il lavoro”

La green economy è un bambino che sta entrando nella fase dell’adolescenza e inizia ad acquisire caratteristiche di maturità.
I dati delle ultime analisi sembrano concordi. Secondo il rapporto GreenItaly 2012 di Fondazione Symbola e Unioncamere il 38,2% delle assunzioni complessive programmate nel corso dell’anno si deve a imprese dell’industria e dei servizi che operano in settori verdi.
Circa un quarto delle aziende italiane (il 23,6%) punta su una riconversione in termini di sostenibilità per superare la crisi.
Dal lato dell’offerta di lavoro i numeri potrebbero sembrare meno incoraggianti, con un tasso di disoccupazione che supera il 10%.
Ciò nonostante il verde può essere una buona occasione per cambiare il mondo del lavoro e offrire nuove opportunità a chi cerca un impiego.
Lo conferma la “Guida ai Green Jobs” (di Tessa Gelisio e Marco Gisotti, Edizioni Ambiente) che contiene un’analisi per settori e 125 schede sulle professioni verdi in Italia (erano 100 nell’edizione precedente).
Tra gli eco-lavori figurano numerosi esempi di conversione in chiave green di mestieri già esistenti: dal bagnino sostenibile all’avvocato ambientale, dall’eco-parrucchiere all’esperto edile per la riqualificazione energetica.
E poi ci sono i mestieri nuovi, quelli che nascono sulla spinta di una conversione dell’economia in chiave sostenibile; come ad esempio il disaster manager, il mobility manager o l’esperto in progettazione delle energie rinnovabili.
Secondo la Guida ai Green Jobs la green economy impiega già oggi in Italia un numero di persone che oscilla tra 850.000 e 950.000, cifra che nei prossimi dieci anni potrebbe crescere fino a 1,5 milioni.
A livello globale l’economia sostenibile potrebbe generare da 15 a 60 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi 20 anni e sollevare decine di milioni di lavoratori dalla povertà (fonte UNEP).
La green economy che crea posti di lavoro non è solo quella che ha a che fare con le energie rinnovabili, anche se dal settore vengono le buone notizie per il nostro paese. Nel 2011 infatti l’Italia ha raggiunto, in anticipo, gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2020 in termini di produzione da fonti rinnovabili e siamo diventati il primo mercato fotovoltaico al mondo, coprendo il 33% della domanda globale. Si tratta di un comparto che già oggi impiega più di 100mila persone.
Ma non sarà solo la produzione di energia a giocare un ruolo sostanziale in termini di occupazione. Anche l’industria dell’efficientamento dell’energia potrà dare il suo contributo, assicurando un aumento della produzione diretta e indiretta di quasi 240milioni di euro a livello nazionale.
Ci sono poi settori insospettabili in grado di offrire nuove e importanti opportunità. Primo tra tutti quello della chimica verde che, secondo l’analisi contenuta nella Guida ai Green Jobs, “sta vivendo il suo primo momento d’oro. Gli italiani eccellono nella produzione e ideazione di nuovi materiali”.
Per cogliere le buone occasioni bisogna però essere pronti.
In Italia soffriamo di una carenza cronica di laureati in materie tecnico-scientifiche.
Le possibilità non mancano. Pochi sanno che da qualche anno esistono gli ITS (Istituti Tecnici Superiori), “scuole speciali di tecnologia” per chi ha conseguito un diploma e cerca un’alternativa all’università.
Gli Istituti, ancora poco noti, offrono percorsi di formazione specializzata in stretto rapporto con le imprese e sono già un punto di riferimento per le aziende che cercano lavoratori con le conoscenze adeguate per un’economia verde.
In cima alla classifica delle figure più richieste per la green economy ci sono però i venditori, persone in grado di proporre prodotti e servizi ecosostenibili, anche in tempo di crisi.
A seguire gli ingegneri, anche se quelli di cui più si sente la mancanza appartengono a una specie passata di moda: quella degli ingegneri elettrici.
Al terzo posto gli energy manager, seguiti da eco-designer industriali e dai chimici verdi da impiegare nella gestione dei rifiuti e nell’agricoltura sostenibile.
Secondo la Guida si va delineando sempre più nettamente anche il profilo dell’imprenditore verde: giovane, attento alla tecnologia, in grado di coniugare economia ed ecologia e sempre più spesso donna.
Girl (green) power: il futuro dell’economia verde in Italia potrebbe essere rosa.

SMART CITY, SMART MONEY
Una metropoli “eco” che nel 2025 raggiungerà i 3 milioni di abitanti. Si chiama Iskandar, in Malesia, è nata nel 2006 e sorge di fronte a Singapore. Il progetto nasce come risposta a due emergenze: il cambiamento climatico e la crescita della popolazione. Iskandar sarà la prima smart-city del sud est asiatico e occuperà un’area di oltre 2mila chilometri quadrati, paragonabile al Lussemburgo. L’iniziativa, che ha come obiettivo dichiarato il “benessere mentale” dei cittadini, sta già attirando “smart money” da tutto il mondo: più di 31,2 miliardi di dollari di investimenti, il 38% da fonti estere.

UN MONDO VULNERABILE
New York in ginocchio per l’uragano Sandy è un’occasione per riflettere sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. La stima dei danni è superiore ai 50 miliardi di dollari. E poi ci sono le vittime. Ma qual è il prezzo che siamo disposti a pagare per stare a guardare? Negli ultimi anni aumenta il numero degli eventi climatici in grado di trasformarsi in catastrofe e la mancanza di provvedimenti costa già oggi l’equivalente dell’1,7% del PIL mondiale, cifra destinata a raddoppiare nel 2030.
Per chi volesse provare a fare i conti e valutare impatti economici e umani dei cambiamenti climatici è disponibile on-line la nuova edizione del Climate Vulnerability Monitor, suddiviso per paesi e consultabile sulla base di 34 variabili diverse, incluse le morti collegate al meteo o all’inquinamento.

NATALE VERDE
Natale verde? Cominciate dall’albero. Se lo volete nuovo, meglio un abete vero di un produttore locale e possibilmente proveniente da agricoltura biologica. Dopo le feste piantatelo in giardino o nel vostro quartiere. Gli alberi artificiali in genere non sono biodegradabili e vengono dall’Asia. Per arrivare a casa vostra producono tonnellate di CO2. Se comunque volete un abete finto fatelo durare il più a lungo possibile. Per le decorazioni optate per materiali naturali: pigne cadute, gusci di noci, addobbi di pasta. Il massimo per non distruggere le foreste è usare la fantasia: addobbate una pianta che già possedete o costruite l’albero di Natale con materiali di riciclo.