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L’incerto futuro energetico

Una rete intelligente per l'energia
Digitalic
01/04/2014vedi articolo originale
L’incerto futuro energetico

Digitalic
Aprile 2014
rubrica Punto G
“Una rete intelligente per l’energia”

Quanto accaduto in Crimea nei mesi scorsi rende difficile prevedere l’evoluzione dei rapporti internazionali nel prossimo futuro. Quello che risulta facile è il collegamento con le questioni energetiche e l’eccessiva dipendenza dell’Europa dal gas estero, soprattutto quello russo.
A fine marzo il Consiglio dell’Unione Europea, chiamato a decidere sulla strategia energetico-ambientale per il decennio post 2020, si è limitato a prendere tempo. Le decisioni sono state rinviate a “non oltre ottobre 2014”, scadenza che cade nel bel mezzo del semestre italiano di presidente di turno del Consiglio.
Le aspettative sono alte. In molti chiedono maggiore ambizione negli obiettivi su rinnovabili ed efficienza energetica.
L’Europa ha dimostrato di poter rispettare gli impegni. Anche in fatto di emissioni il target di riduzione del 20%, previsto dal protocollo di Kyoto, è già stato superato in largo anticipo.
In questo anche l’Italia ha fatto la sua parte, secondo il Dossier Clima 2014 della Fondazione Sviluppo Sostenibile.
In base al Rapporto l’Italia avrebbe centrato gli obiettivi in termini di riduzione delle emissioni da anidride carbonica, con un taglio del 16% rispetto al 1990, l’anno-base.
Il calo è collegato innanzitutto alla diminuzione dei consumi dei combustibili fossili attribuibile alla crisi economica, senza la quale probabilmente il risultato non sarebbe stato raggiunto. Il vero dato positivo è però la diminuzione dell’intensità carbonica, ovvero la quantità di emissioni di gas serra associata a ogni unità di PIL prodotto. Si è dunque innescato un trend di carattere strutturale che vede un disaccoppiamento tra dinamiche del PIL ed emissioni. Si tratta dei benefici della combinazione di più energia rinnovabile e cambio di abitudini.
Secondo la Commissione Europea l’obiettivo per il 2030 dovrebbe essere un taglio delle emissioni del 40%. Per le associazioni ambientaliste in Italia potremmo fare anche meglio, basterebbe mantenere l’attuale tasso di decarbonizzazione, anche in presenza di ripresa economica.
Per Greenpeace però il vecchio continente si trova a un punto di rottura. Il sistema energetico europeo è costruito per supportare le centrali elettriche alimentate con combustibili fossili e nucleare, che producono gas serra.
E sempre più spesso si verificano situazioni paradossali.
A titolo di esempio la crescente produzione di eolico e solare ha portato alcune nazioni, come Spagna e Germania, a fermare le turbine eoliche in giorni ventosi per far spazio alla produzione da non rinnovabile.
Con le energie rinnovabili si riducono le emissioni e il solare e l’eolico sono virtualmente gratuiti nei giorni ventosi e soleggiati.
Entro il 2030 sarebbe possibile integrare il doppio dell’energia solare ed eolica con metà dell’espansione delle linee di trasmissione, ottimizzando gli investimenti grazie a una super-grid pan-europea. Ma dovrebbe essere una scelta condivisa da tutti. Occorre procedere tutti insieme, in caso contrario, secondo Greenpeace, il mix tra carbone e nucleare con le rinnovabili potrebbe costare 33miliardi di euro in più rispetto a quanto si spenderebbe con la super-rete.
Gli investimenti sarebbero infatti compensati dai risparmi ottenuti evitando di limitare il vento e il solare in presenza di picchi di alimentazione.
La politica estera e i nuovi assetti internazionali, con l’emergere di conflitti tra vocazioni globali e rivendicazioni locali, porteranno nei prossimi mesi il tema dell’energia al centro dei vertici tra i leader mondiali.
Anche la questione delle emissioni di gas a effetto serra assumerà nuovi significati.
Se è vero che l’Europa ha fatto bene, a livello globale il Protocollo di Kyoto non è più adeguato per contenere l’aumento medio delle temperature entro la soglia dei due gradi centigradi.
I paesi emergenti hanno enormemente aumentato le loro emissioni, anche se alcuni, Cina in testa, hanno aumentato l’impegno a ridurlo, ma non con gli stessi risultati.
Nel corso di un eventuale G7 senza la Russia durante il semestre europeo di presidenza italiana la questione del gas dovrebbe essere ai primi punti dell’agenda.
Poi c’è il summit già convocato dal Segretario Generale dell’Onu a fine settembre e, a dicembre, la Conferenza delle Parti sul Clima, a Lima.
Occorre sbloccare le trattative internazionali sul clima per arrivare a un nuovo accordo globale inclusivo, che impegni anche i paesi emergenti, da firmare durante la Conferenza di Parigi del 2015.
L’obiettivo è rottamare Kyoto o, meglio, darsi obiettivi più stringenti e condivisi visto che, se si vuole, gli impegni possono essere rispettati.

CODICE VERDE
Con l’approvazione della Camera è iniziato l’iter che dovrebbe portare al riconoscimento nei prossimi mesi di quattro nuovi reati ambientali: disastro ambientale, inquinamento, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività e impedimento del controllo. Per il disastro ambientale le pene potrebbero oscillare tra i 5 e i 15 anni. Per l’inquinamento sono previste multe per i casi minori e fino a 6 anni di carcere per quelli più gravi. Le sanzioni saranno più pesanti se i comportamenti o gli atti dannosi si verificano contro specie a rischio, aree protette o in presenza di dolo.

LA BUONA NUTELLA
Il gruppo Ferrero ha annunciato che nei prossimi tre anni acquisterà 20mila tonnellate di cacao certificato Fairtrade, quindi equo e solidale.
I coltivatori otterranno un guadagno aggiuntivo, grazie a un premio pattuito di 200 dollari per tonnellata, da utilizzare per progetti di autosviluppo.
Il cacao proverrà dalle cooperative certificate della Costa d’Avorio ma l’obiettivo dell’azienda è arrivare entro il 2020 all’utilizzo del 100% di cacao sostenibile per i prodotti dolciari. L’accordo arriva dopo una fase di test che ha dato risultati incoraggianti anche dal punto di vista economico, rendendo più professionale la filiera produttiva e migliorando i margini di guadagno per gli agricoltori.

NULLA SI DISTRUGGE
Entro l’estate arriverà negli Stati Uniti la versione a idrogeno del crossover Hyundai Tucson. L’auto potrà essere noleggiata a circa 500 dollari al mese. La vera novità è che l’idrogeno per alimentarla verrà prodotto con la trasformazione degli scarti organici provenienti dalla rete fognaria, grazie a una tecnologia sperimentata dal Sanitation District della Contea di Orange, in California. In pratica i rifiuti solidi vengono separati e dati in pasto a batteri che producono metano e CO2. Dal metano viene poi estratto l’idrogeno che dovrebbe garantire un’autonomia di percorrenza di circa 500 chilometri con un pieno.