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Il cinema che regala emozioni verdi

Una goccia verde nel mare del cinema
Digitalic
01/11/2012vedi articolo originale
Il cinema che regala emozioni verdi

Digitalic
Novembre 2012
rubrica Punto G
“Una goccia verde nel mare del cinema”

Perché l’ambiente non è un argomento che riesce a scaldare il cuore? Perché, rispetto ad altre buone cause, non suscita un’emozione spontanea? Il fatto che stiamo vivendo al di sopra delle possibilità, in termini di risorse, del Pianeta è un messaggio che, con buona volontà, possiamo accettare razionalmente, ma non ci commuove.
L’ecologia non è sexy. Può essere di moda in alcuni momenti, ma non riesce a essere cool.
Nemmeno il cinema, una delle più strabilianti ed efficaci fabbriche di sogni inventate dall’uomo, sembra poter compiere il miracolo.
Quella tra cinema e ambiente assomiglia molto a una relazione occasionale. O meglio. Da un lato c’è un circuito fiorente di film e produzioni dedicate all’ambiente che però, con il dovuto rispetto, non vanno oltre il documentario o l’inchiesta. In questo ambito proliferano i festival e i premi verdi, anche in Italia, ma si tratta ancora di iniziative di nicchia, che coinvolgono in genere gli addetti ai lavori e pochi appassionati.
E poi c’è il cinema dei film di grande successo, dove l’ambiente però gioca il ruolo della comparsa o della scenografia.
Alzi la mano chi spontaneamente citerebbe un film di cassetta come Erin Brockovich che tutti, o quasi, hanno visto come un film ambientalista?
Le etichette non contano e la storia dell’attivista americana che si mise contro la Pacific Gas & Electric serve solo come esempio.
L’inquinamento che causa tumori e uccide le persone da solo però non basta a giustificare il successo del film e probabilmente non è l’elemento principale del suo trionfo.
C’è un gran regista e un grande cast, sicuramente. C’è la storia di una donna sola con tre figli che riesce a farcela, il grande sogno americano che si fa realtà.
C’è il fatto che Davide vince contro Golia: un piccolo studio contro la grande multinazionale.
E molto altro ancora. Un personaggio che combatte il pre-giudizio contro le donne belle e sexy che non posso essere intelligenti e in gamba. C’è una storia d’amore. E poi c’è Julia Roberts, fattore che, in altri casi, è stato più che sufficiente per sbancare il botteghino.
Il fatto che l’ambiente ha bisogno di aiuto funziona come premessa di un film, per il resto non basta.
La conferma si è avuta al recente Festival di Venezia.
Per la prima volta all’interno di una delle principali manifestazioni internazionali, non di nicchia, dedicate al cinema è stato istituito un premio verde, destinato alle pellicole in concorso e non a qualche proiezione collegata.
Il Green Drop Award è un premio istituito da Green Cross, l’associazione fondata dal premio Nobel per la pace, Mikhail Gorbaciov, e dal Comune di Venezia, con la partecipazione della società di consulenza di direzione Un-Guru in qualità di advisor strategico.
L’iniziativa ha un forte valore simbolico. Il premio consiste in una goccia, in vetro di Murano, che contiene della terra proveniente ogni anno da diverse parti del mondo.
Quest’anno, in occasione della Conferenza Rio+20, la terra arrivava dal Brasile, creando un legame ideale acqua-terra con Venezia.
Al di là dei simboli il premio voleva essere un riconoscimento vero a quella pellicola che fosse in grado di promuovere valori come la sostenibilità ambientale.
Il Green Drop Award è stato assegnato da una giuria presieduta dal regista Ermanno Olmi a “La cinquième saison” (la quinta stagione), dei belgi Peter Bronsen e Jessica Woodworth.
Il film racconta la storia di una calamità misteriosa che colpisce un piccolo paese delle Ardenne, per cui l’inverno non vuole finire e il ciclo della natura è sconvolto.
Anche in questo caso la terra che diventa sterile e condanna la comunità degli uomini non è il solo tema del film. C’è la corruzione dell’innocenza dei bambini, l’avidità che ha il sopravvento sulla solidarietà.
Al momento non si sa se e quando il film uscirà in Italia (ma i diritti sono stati acquisiti da Nomad).
La storia è centrata sul fatto che la Natura smette di fare quello che ha sempre fatto: garantirci la vita.
Purtroppo anche nei film più sensibili all’ambiente alla Natura spetta il ruolo di cattiva e vendicativa, quella che ha un rapporto conflittuale con l’umanità.
A dirla tutta però un momento bello e buono in cui il cinema che parla di ambiente è riuscito a emozionare a Venezia c’è stato.
Anche in questo caso però, si potrebbe cinicamente sottolineare, c’è stato bisogno di un bambino africano.
Il bambino che ha scritto la frase citata in Terra Madre (il film documentario di Olmi del 2009) e ricordata in occasione della consegna del premio.
“Niente fiori, niente api. Niente api, niente ciliegie. Niente ciliegie, niente bambini”.

IT: VERDE E BIODEGRADABILE
Se quanto previsto da un recente studio pubblicato su Science fosse vero potremmo essere in presenza di una rivoluzione verde: dispositivi elettronici affidabili e biodegradabili.
Materiali tradizionali come il silicio e il magnesio dovrebbero essere impiegati in forma ultrasottile e poi incapsulati in un involucro di seta da utilizzare, ad esempio, per impianti biomedici o per i sensori ambientali. Il team di studiosi che segue il progetto ha già creato un dispositivo in grado di dissolversi spontaneamente dopo tre settimane di esposizione ai liquidi biologici.

VOLONTARI PER UN GIORNO
Vorreste provare un’esperienza di volontariato ma non sapete come fare? Fino al 31 dicembre 2012 centinaia di associazioni di Milano e provincia offrono la possibilità di scegliere il progetto che più si adatta alle proprie aspettative e ai propri valori. Su www.volontariperungiorno.it è possibile contattare le organizzazioni non profit aderenti e mettere a disposizione del tempo, a favore degli altri. L’iniziativa è promossa da una rete di istituzioni, imprese e organismi di rappresentanza del terzo settore, con il patrocinio di Comune di Milano e Commissione Europea.

LE NUOVE REGOLE PER INVESTIRE VERDE
Secondo Cleantech Group gli investimenti dei venture capital in tecnologie verdi per il terzo trimestre 2012 si sono assestati su un livello di 1,6 miliardi di dollari, il 30% in meno rispetto all’anno precedente. La crisi sposta anche le aree di interesse degli investitori. Al solare si predilige Internet o le tecnologie mobili. E cambia il profilo di chi investe: i venture capital generalisti lasciano il posto a quelli specializzati, che risultano essere più affidabili nella comprensione dei modelli di business verde.