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Un kit per informare sulla green economy

Neanche i Maya riescono col green
Digitalic
01/10/2012vedi articolo originale
Un kit per informare sulla green economy

Digitalic
Ottobre 2012
rubrica Punto G
“Neanche i Maya riescono col green”

Ci mancavano solo i Maya. Il crollo della loro civiltà sembra infatti dovuto a fattori quali il cambiamento climatico e la deforestazione.
La tesi non è nuova e nemmeno sbagliata ma la scorsa estate, complice l’effetto “oddio come riempiamo le pagine dei giornali”, se n’è tornato a parlare aggiungendo che si tratta di una storia che dovrebbe farci riflettere sullo stato di salute del pianeta e sulla sostenibilità del nostro stile di vita.
Il problema però è che neanche il ricorso all’immancabile profezia Maya aiuta a parlare di ambiente e a fare educazione.
Sembra che i temi verdi siano poco appassionanti e che sia difficile creare una cultura del rispetto delle risorse, senza essere catastrofici o delineare scenari di privazione.
C’è chi sostiene che sarebbe meglio non parlarne, in parte perché l’importante è agire, e in parte perché il dibattito sembra appassionare solo i manager di grandi aziende impegnate a crearsi un’immagine verde.
L’ambiente sembrerebbe non essere una questione per la cosiddetta gente comune.
E la cosa è vera soprattutto in Italia. Per chi guarda le televisioni straniere, soprattutto i grandi network globali, sarà invece evidente il fatto che negli ultimi mesi si sia investito molto tempo e risorse sui temi etici. Basta fare zapping tra BBC e CNN per capire cosa sta succedendo. A titolo di esempio la sola CNN sostiene una campagna contro la schiavitù, una contro il traffico illegale di organi, oltre ad avere una ricca programmazione dedicata ai temi ambientali: inquinamento, vivere verde, conservazione delle risorse.
In questi casi la potenza delle immagini, la capacità di sintesi evocativa tipica dell’inglese e la volontà di sostenere delle idee sembrano essere efficaci, per lo meno dal punto di vista dello spettacolo televisivo. Ma qual è il contributo che i media possono dare alla salvezza della Terra? Al Gore sostiene che stiamo trattando il pianeta su cui viviamo come una società in liquidazione. Stiamo cercando di spremerlo come un limone, come se poi fosse possibile buttare gli scarti da qualche altra parte.
Anche se così non fosse rimane vero che, oggi più che mai, siamo molto più interessati ad abbassare i costi della bolletta, che le emissioni nocive.
Sarà perché siamo disinformati? L’ONU, che molti accusano di essere un’organizzazione inutile, ci viene in aiuto. Grazie all’Unesco, l’agenzia per la tutela del patrimonio culturale mondiale, i giornalisti di tutto il mondo possono scaricare gratuitamente da internet un “Training and Resource Kit” dal titolo “I media quali partner per l’educazione sullo sviluppo sostenibile”.
La premessa è che non è necessario essere degli esperti per parlare di temi ambientali, anche se “un buon giornalista dovrebbe comunque sapere qualcosa di ciò che scrive”: i media dovrebbero aiutare la gente a capire meglio il mondo, attraverso chiarezza, credibilità e obiettività. La guida nasce dal fatto che sui temi verdi sembra regnare la confusione, la complessità e la contraddizione.
La prima indicazione è di attenersi ai fatti e di verificare le fonti, facendo bene attenzione a quello che si può leggere sulla Rete.
Il kit si divide in tre sezioni. La prima è “Our damaged world”, un titolo azzeccato per parlare dello sfruttamento umano delle risorse naturali, il principale limite alla sostenibilità. Nel capitolo dedicato, ad esempio, al cambiamento climatico, si raccomanda ai media di spiegare che si tratta di un problema globale, ma che ognuno di noi può fare la differenza.
La seconda sezione riguarda le domande che ogni giornalista dotato di sano scetticismo professionale dovrebbe fare, ad esempio: “Lo sviluppo sostenibile è una chimera?”. Il capitolo più interessante è quello dedicato a come “vendere” le storie al proprio editore e ai lettori: parlare in modo chiaro e semplice, utilizzare concetti condivisibili, proporre nuove prospettive e spiegare i vantaggi collegati ai temi che si decide di affrontare.
L’ultima parte è dedicata al futuro: progetti già in corso di sviluppo sostenibile o scenari che illustrano come sarebbe bello vivere in un mondo migliore.
Il kit si conclude con degli esercizi pratici, dei temi da svolgere per fare pratica di giornalismo verde.
Il dibattito sul contributo o la responsabilità dei media nel creare una coscienza collettiva o nel fare cultura deve essere rimandato ad altra sede.
E quando si parla di sviluppo sostenibile non basta, sebbene sia auspicabile, un buon giornalismo. Servono anche buone idee.
In ogni caso ricordate, cari lettori: non sparate sul cronista!

MARIJUANA LEGALE E VERDE
Sei miliardi di dollari l’anno. A tanto ammonterebbe la bolletta elettrica per la coltivazione in interni di marijuana negli Stati Uniti, pari all’uno per cento dei consumi annuali dell’intera nazione. Si tratta di una misurazione effettuata dal Lawrence Berkeley National Laboratory, che tiene conto dell’uso di luce, di acqua, e dei consumi per deumidificare gli ambienti. I sostenitori della marijuana legale ritengono che liberalizzare l’uso e la coltivazione di cannabis in esterno consentirebbe un risparmio di risorse e contribuirebbe alla tutela dell’ambiente.

VENDEMMIA BIO
E’ entrata in vigore il primo agosto la normativa europea che stabilisce i criteri per la vendemmia biologica. Prima poteva essere certificata solo l’uva, non il vino.
La norma fissa i quantitativi massimi di solfiti ammessi e bandisce alcune lavorazioni come la concentrazione parziale a freddo, la desolforazione dei mosti, l’elettrodialisi, la dealcolazione parziale, il trattamento del vino con scambiatori cationici.
Limitati anche il trattamento termico e la filtrazione.
Alcuni viticoltori sono però scettici sul fatto che sia stato ammesso l’uso del rame, ritenuto dannoso per il terreno e per le piante.
Si tratterebbe quindi di un compromesso, che rappresenta però il primo tentativo al mondo di regolare la materia.

BILANCI DI SOSTENIBILITA’
Sono in fase di revisione le linee guida GRI (Global Reporting Initiative) dedicate alla redazione dei bilanci di sostenibilità, per quelle organizzazioni – profit e non – che vogliono rendere conto delle performance economiche, sociali e ambientali del loro agire.
Fino a novembre è possibile partecipare alla stesura del documento con commenti e suggerimenti su www.globalreporting.org.