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Le verità di Barbie

Tutte le colpe della signora Millicent
Digitalic
01/09/2012vedi articolo originale
Le verità di Barbie

Digitalic
Settembre 2012
rubrica Digitalk
“Tutte le colpe della signora Millicent”
(Finta) intervista semi-seria con Barbara Millicent Roberts, meglio conosciuta come Barbie

D. Buongiorno Sig.ra Millicent, mi permette di chiamarla Barbie?
R. Si certo, io sono Barbie per tutti.

D. Barbie ha più di 60 anni e in tutto questo tempo sono state vendute più di un miliardo di bambole con la sua immagine. Come ci si sente nei panni di un mito?
R. Da un lato ne sono orgogliosa. Ma non creda che sia stato sempre facile e che non sappia che il mito di Barbie non è più quello di una volta.

D. La sua in effetti è una storia emblematica. E’ stata un’icona per generazioni di bambine. A un certo punto però lei è diventata un simbolo di tutti i mali della società: l’ossessione del corpo e dell’immagine, un certo modello di vita felice e vincente che non esiste nella realtà. Perciò le hanno allargato i fianchi e l’hanno resa meno perfetta, meno bella, più “politically correct”. L’accusano anche di inquinare e di essere contro la causa ambientale. Come se lo spiega?
R. Francamente non sono in grado di trovare un motivo. Sono stata la prima bambola con le sembianze di un adulto e uno dei primi casi di successo commerciale legati alla TV, agli spot. C’è stato un insieme di cose che ha contribuito a fare di me un simbolo, per cui è stato necessario inventarmi una vita, una famiglia, un passato, una biografia. Ma non l’ho chiesto io. Se si sono attribuiti a me tanti significati forse dipende anche dal fatto che c’era una mancanza, un vuoto. Ma questo vuoto non l’ho creato io. Mi sono ritrovata all’interno di un meccanismo. E’ vero che io ne ho beneficiato, che l’ho persino sfruttato per vendere più bambole ma il problema della crisi di modelli e valori non l’ho creato io.

D. Però la si accusa di aver contribuito alla creazione di uno stereotipo di donna da cui è difficile liberarsi. Come vede le donne di oggi?
R. Le ripeto che non me la sento di prendermi delle colpe che non sono mie, che sono più grandi di me. Però non vedo dei grossi miglioramenti nella condizione delle donne di oggi, anzi. Le vedo affannarsi per essere delle persone perfette come mogli, madri, donne che lavorano e fanno carriera e sono triste per loro. Nemmeno io ce la facevo, infatti c’era una Barbie per ogni cosa: Barbie mamma e Barbie chirurgo… eravamo un intero esercito.

D. E che consiglio darebbe alle donne di oggi?
R. Di educare i loro figli nella consapevolezza che uomini e donne hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Credo che il problema della diversità si risolverà solo quando avremo allevato una generazione di persone che non hanno più bisogno di preoccuparsene.

D. Non è molto incoraggiante, ma la ringrazio per la franchezza. Tra le tante Barbie c’era persino una Barbie candidato presidenziale ma mai una Barbie pensionata. Lei non invecchia mai?
R. E’ vero non invecchio mai. Però ho fatto il mio tempo, non creda che non me ne renda conto.
Qualche volta penso che non mi dispiacerebbe cominciare ad avere qualche ruga…