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Una promessa e una speranza: gente resiliente per un pianeta resiliente

Il rapporto Brundtland, resistere con energia
Digitalic
01/05/2012vedi articolo originale
Una promessa e una speranza: gente resiliente per un pianeta resiliente

Digitalic
Maggio 2012
rubrica Punto G
“Il rapporto Brundtland, resistere con energia”

Venticinque anni fa il cosiddetto Rapporto Brundtland introduceva il concetto di sviluppo sostenibile e l’idea che la crescita non doveva pregiudicare le possibilità delle generazioni future.
Recentemente le Nazioni Unite sono tornate sull’argomento, attraverso quello che molti ritengono come il più importante e autorevole appello internazionale mai fatto per cambiare le regole sulle quali si basa l’economia globale.
L’appello è contenuto nel report “Resilient People Resilient Planet. A Future Worth Choosing” a cura del Gruppo sulla Sostenibilità Globale del Segretario ONU.
Il presupposto è che oggi viviamo in un mondo in cui a essere globali sono innanzitutto l’incertezza e la volatilità.
L’economia vacilla. Con la temperatura cresce anche l’inuguaglianza tra paesi, tra ricchi e poveri, tra uomini e donne, tra giovani e anziani. Oltre al fatto che stiamo mettendo a dura prova la capacità del pianeta di sostenerci.
Il messaggio è chiaro: dobbiamo intervenire subito.
I dati sui quali si basa il rapporto sono impressionanti. Soprattutto perché, sorprendentemente, ci si accorge che molto è stato fatto. Ma che purtroppo non basta. E, inoltre, tanta buona volontà è vanificata da stili di vita e modelli di sviluppo insostenibili.
Se guardiamo al Prodotto Interno Lordo a livello globale scopriamo che è cresciuto del 75% tra il 1992 e il 2010, ma che il divario tra paesi ricchi è poveri si è fatto più profondo.
Nel 1990 il 46% della popolazione era povera, a fronte dell’attuale 27%. Oggi però il pianeta è più popoloso: abbiamo superato la soglia dei 7 miliardi di persone e questa cifra continuerà a crescere nel prossimo futuro. Un buon risultato è stato raggiunto nella lotta per combattere il buco nell’ozono. Gli sforzi fatti a livello globale ci consentiranno di tornare in qualche momento tra il 2060 e il 2075 ai livelli di ozono precedenti al 1980.
Ma il vero risultato che emerge dal Rapporto è la crescita dell’ingiustizia: aumenta il numero di persone sottonutrite, in un mondo che produce molto più cibo di quello che servirebbe a sfamare tutti.
L’aspettativa di vita a livello globale è cresciuta in media di 3,5 anni negli ultimi 30 anni, ma nei paesi più poveri si muore, in media, undici anni prima.
Ogni anno si perdono 5,2 milioni di ettari di foreste. L’85% delle risorse fornite dagli oceani sono sfruttate eccessivamente. 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita. 2,6 miliardi di persone non possono contare su condizioni sanitarie di base e il 20% della popolazione mondiale non ha accesso all’elettricità.
Il Report contiene 56 raccomandazioni. Il segnale è chiaro. Dobbiamo cambiare decisamente rotta e non sarà facile.
Lo sviluppo sostenibile non dovrebbe essere una meta. Dovrebbe essere un concetto biologico di adattamento, apprendimento e reazione alle condizioni di vita in cui si può vivere in un mondo in cui economia, società e ambiente sono strettamente interconnessi.
Come molti avevano già fatto in precedenza anche questo lavoro sostiene che ci siamo sbagliati nel misurare la ricchezza, accontentandoci di dati di natura economica e di indicatori di sviluppo quali il Prodotto Interno Lordo o sue varianti. La novità è la forza con la quale si esprime la necessità di cambiare paradigma. Un altro elemento significativo è rappresentato dal fatto che il Rapporto contiene la richiesta, che in molti sostengono da tempo, di incorporare i costi ambientali e sociali nei prezzi di prodotti e servizi, e di pensare a una finanza sostenibile in grado di sostenere nuovi modelli di sviluppo.
La risposta, o forse la promessa e la speranza, però sta forse nel titolo scelto, con grande efficacia, per il Rapporto: Resilient People, Resilient Planet.
Quello di resilienza è un concetto molto in voga di cui spesso si abusa. La resilienza è la capacità di resistere alla rottura. Si tratta di un termine che esprime resistenza in modo positivo, che include energia, elasticità, vitalità. Qualcuno l’ha definita l’arte di risalire sulla barca affondata, invece che lasciarsi annegare. Insomma un pianeta resiliente per gente resiliente. Non bisogna dimenticarsi che l’obiettivo è il benessere dell’umanità, l’equità e la giustizia sociale. Un mondo migliore per tutti. Deve essere per questo che il Rapporto si apre con una citazione del Mahatma Gandhi: ” La terra ci dà tutto ciò che serve per soddisfare ogni bisogno dell’uomo, ma non per soddisfare l’avarizia di ogni uomo”.

EATING PLANET
“Eating Planet” è il nuovo libro curato dal Barilla Center for Food & Nutrition, il centro di ricerca su cibo e alimentazione della più grande azienda italiana del settore alimentare. Contiene un bilancio a 20 anni dal Summit di Rio del 1992: rivolte per il pane, speculazioni sulle derrate, cambiamenti climatici e disponibilità di cibo. L’analisi comprende anche indicazioni sulle prospettive future: accesso al cibo, cibo e salute, cibo e cultura, con il contributo di scienziati e premi Nobel. In libreria a 26 euro. Disponibile anche in francese e inglese.

LOW-COST, LOW-IMPACT
H&M è il marchio svedese dell’abbigliamento che molti conoscono per il suo posizionamento low-cost. Pochi sanno dell’impegno dell’azienda in termini di sostenibilità. Sul hm.com è disponibile da qualche giorno il report 2011 “Conscious Action” che fa il punto della situazione di dieci anni di impegno a favore di un business etico. Da leggere le sezioni dedicate alla catena di fornitura, con la valutazione e la misurazione dei comportamenti dei partner, e ai consumatori responsabili.

VERDI PER SEMPRE
Cofani funebri e urne biologiche. L’azienda Ecoffins realizza bare con materiali ecologici. L’ultimo modello è realizzato in bambù e fibre ricavate dalle foglie di banano che si decompongono con il corpo. La produzione avviene in Cina, in stabilimenti che hanno ottenuto le certificazioni internazionali relative al commercio equo-solidale. Le foto disponibili sul sito – www.ecoffins.co.uk – non lasciano indifferenti: si tratta, in sintesi, di grandi e lunghi cesti di bambù. Sembra che il business sia profittevole: oltre all’amore per il pianeta la sepoltura ecologica risponde ai dettami di numerose religioni.