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Rio+20, quando politica e ambiente non vanno d’accordo

Rio+20: se fa bene all'ambiente, fa male ai politici?
Digitalic
01/04/2012vedi articolo originale
Rio+20, quando politica e ambiente non vanno d’accordo

Digitalic
Aprile 2012
rubrica Punto G
“Rio+20: se fa bene all’ambiente, fa male ai politici?”

Dal 20 al 22 giugno si terrà a Rio de Janeiro la Conferenza sull’ambiente “Rio+20”, in occasione del ventesimo anniversario dell’Earth Summit del 1992 e a 40 anni dalla prima conferenza Onu sulle tematiche ambientali.
Molti dei buoni propositi di cui si era discusso venti anni fa sono ancora oggi lettera morta. Il vero merito della conferenza di Rio del 1992 è stato quello di portare sotto le luci della ribalta il tema dello sviluppo sostenibile e di rendere “popolare” la salvaguardia dell’ambiente, innescando meccanismi virtuosi di coinvolgimento attivo della cosiddetta società civile, come successo ad esempio con le cosiddette Agenda 21.
Nel 1992 si decise anche la costituzione della Commissione ONU per lo Sviluppo Sostenibile (UNCSD). In molti non ne hanno mai sentito parlare. Non è un buon segno, dato che si tratta dell’organismo incaricato di organizzare Rio+20.
Nel 1992 parteciparono alla Conferenza più di 100 leader e capi di stato, incluso George Bush, anche se qualche anno più tardi si rifiutò di firmare il protocollo di Kyoto, che impegnava i paesi aderenti alla riduzione di emissioni di gas a effetto serra.
Sembrerebbe che il prossimo giugno il Presidente degli Stati Uniti Obama non ci sarà, probabilmente perché gli effetti di una sua partecipazione in piena campagna elettorale per il rinnovo del mandato sono imprevedibili. O forse perché potrebbero essere prevedibili ma non positivi. Se ciò fosse vero sarebbe grave. E dovremmo tutti riflettere sul fatto che far bene all’ambiente fa male alla politica e, soprattutto, alle ragioni su cui si basa il consenso nei confronti di chi ci governa.
Nel 1992 la Conferenza durò 2 settimane. Quest’anno il tutto avverrà in 3 giorni, ma è una soluzione comprensibile in tempi di austerità.
Sembrerebbe anche che la scelta delle date abbia dovuto scontrarsi con ragioni di forza maggiore. Il quotidiano inglese Guardian riporta che Rio +20 è stata posticipata di una settimana, rispetto al programma iniziale, per non interferire con le celebrazioni che si terranno in molti paesi per il giubileo di diamante della Regina Elisabetta. Probabilmente nemmeno il premier britannico David Cameron ci sarà. Eppure secondo il programma dell’UNCSD ai leader di tutto il mondo non verrà chiesto di prendersi alcun nuovo impegno, non ci sarà niente di sostanzialmente diverso da quanto stabilito nel 1992.
Molti degli esperti che avevano preso parte alla Conferenza di venti anni fa dicono che il clima è cambiato, in senso anche metaforico. In pratica manca la fiducia. E sembra mancare anche la capacità – o la volontà – di prendere decisioni difficili, di assumersi delle responsabilità, soprattutto in tempi duri come quelli che stiamo vivendo.
Però è troppo facile essere semplicemente cinici. E la lotta al cinismo dovrebbe essere forse il primo piccolo, minimo, obiettivo di Rio+20.
E’ sbagliato pensare, come fanno in molti, che il problema sia salvare i vertici multilaterali, anche se in troppi si impegnano a favore di questa causa.
Se il vertice è uno strumento sbagliato allora bisogna trovare di meglio. Ma se non c’è un obiettivo davvero condiviso non possono esserci strumenti giusti. A meno che non si pensi che il futuro del pianeta possa dipendere da un improvviso colpo di fortuna.
E’ altrettanto sbagliato partire dal presupposto che agli scienziati piaccia predire disastri. E non porterà da nessuna parte nemmeno continuare a sottolineare che chi è più ricco o sta diventando ricco, più inquina, e quindi deve pagare di più. Chi è più ricco, o chi sta diventando molto ricco e molto in fretta, ha maggiori possibilità di crescere in modo sostenibile e di essere un laboratorio per il futuro del pianeta. Se l’obiettivo è la Green Economy le dimensioni contano. I piccoli esperimenti su scala locale sono importanti, ma non bastano.
“E’ il tuo mondo” è lo slogan scelto per Rio+20. Si, ma tuo di chi? Sono in pochi a sapere che tra due mesi si terrà la Conferenza e di quello che accadrà e dei temi che si discuteranno se ne parla davvero poco.
In passato, in occasioni di precedenti vertici e summit, avevamo assistito al proliferare di proclami altisonanti, in cui si sproloquiava in termini di appuntamenti e svolte epocali per il futuro dell’umanità.
Questa volta se c’è un punto su cui tutti sono d’accordo è che le aspettative in vista della Conferenza di Rio del prossimo giugno sono davvero basse. Molto basse.
Potrebbe non essere una cattiva notizia.

EARTH DAY
Il 22 aprile si celebrerà l’Earth Day, la giornata della Terra. Circa un miliardo di persone nel mondo parteciperanno alle manifestazioni in favore della tutela del Pianeta.
In Italia l’evento principale sarà il concerto che si terrà a Roma a Villa Borghese
Tutte le informazioni sulla mobilitazione globale su www.earthday.org. Sul sito è possibile comprare magliette e poster, oltre che fare donazioni in favore dei progetti sostenuti per la tutela dell’ambiente.

IL SOLARE ANTIZANZARA
Si chiama mPowerpad Solar Charger ed è un caricabatteria solare che allontana anche gli insetti e le zanzare. A produrlo è l’azienda Power Third Wave, che lo ha presentato al Clean Energy Expo Asia di Singapore. Ricarica tutti i dispositivi elettronici e tiene lontane mosche e tafani, grazie agli ultrasuoni. Il dispositivo, le cui dimensioni non superano quelle di un Ipad, integra una torcia e una radio, ed è dotato di led per la lettura in modalità rilassante. Il prezzo dovrebbe essere di circa 80 dollari.

SOLIDALE E ANTI-CRISI
“Sosteniamo la spesa, coltiviamo i valori” è la campagna della rete delle Botteghe Altromercato. Nelle Botteghe aderenti si possono acquistare dieci prodotti di uso quotidiano a prezzo ridotto, senza toccare il compenso ai produttori, con un’offerta rinnovata ogni mese fino a giugno. L’obiettivo è offrire la possibilità di facilitare la spesa equosolidale e sostenere gli acquisti delle famiglie anche in tempo di crisi. Nel 2011 il fatturato al dettaglio di Altromercato ha superato i 90 milioni di euro, con una crescita dell’8% rispetto al 2010.