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L’arte e la sfida della sostenibilità

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1° Master Un-Guru per Il Sole 24 Ore sul Non Profit

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Crowdfunding in ascesa anche per il settore non profit

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Tra passato e futuro, l’eredità verde di Apple

Digitalic
Dicembre 2011
rubrica Punto G
“Una Apple più verde”

“È necessario migliorare ma è evidente che abbiamo fallito nel comunicare quanto abbiamo fatto di buono”. Chi l’ha detto? La citazione è di Steve Jobs ed è contenuta in “A Greener Apple”, una lettera aperta scritta in risposta alle numerose critiche di alcune organizzazioni ambientaliste.
Apple è stata spesso oggetto di valutazioni negative in fatto di performance verdi e su più fronti: dall’utilizzo di sostanze tossiche, all’impronta dei prodotti, all’eccessivo ricorso al carbone come fonte di alimentazione.
E se si analizza la questione nell’ambito di un più ampio discorso sulla sostenibilità, occorre aggiungere il problema della catena di fornitura e delle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi dove si producono iPhone, iPad e molti altri prodotti tecnologici, non solo di Apple.
Eppure sembrerebbe che la morte di Steve Jobs abbia lasciato orfani anche gli ambientalisti.
Pochi giorni dopo la scomparsa, durante una conferenza stampa, il Presidente Obama ha dichiarato che per competere nel 21esimo secolo occorre dominare le tecnologie più innovative e che la vera innovazione dei nostri tempi è rappresentata dalle energie pulite.
Qualcuno ha scritto che la risposta sembrava data da Steve Jobs.
Come se non ci si potesse rassegnare al fatto che quello che viene considerato come uno dei pochi ¬visionari capaci di interpretare il mondo e di avere una visione del futuro non potesse che essere verde “inside”. O che, se ne avesse avuto il tempo, sarebbe diventato un paladino dell’ecologia.
Secondo alcuni è necessario ricordare che Apple si è sempre tenuta lontana dalla politica, o da argomenti pubblici più in generale, e che Steve Jobs era solito dire che preferiva fare, piuttosto che predire: “Non diremo come il PC sarà nel 2016. Cercheremo semplicemente di inventare il PC del 2016”.
Qualcun altro ha fatto un’analisi dettagliata dei progressi fatti da Apple a favore dell’ambiente.
Si parte con la nuova sede di Cupertino, che però non sarà pronta prima del 2015, la cui impronta sarà decisamente light. Poi si citano i miglioramenti per l’efficienza energetica ottenuta, per esempio, grazie alla scelta di batterie che durano di più o a sistemi operativi in grado di migliorare i consumi. E poi c’è la riduzione del packaging e l’impegno a diminuire l’utilizzo di sostanze tossiche.
Ma probabilmente la cosa migliore che Apple ha fatto per l’ambiente non l’ha fatta Apple- Si tratta, ovviamente, delle app. Volete calcolare la vostra impronta ecologica e integrare i dati sul vostro profilo Facebook? C’è un’app. Volete iniziare ad allevare api in cortile? C’è un’app. Vi siete trasferiti e fate confusione con la raccolta differenziata, diversa in ogni comune? Ovviamente c’è un’app.
Anche quando si tratta di ambiente sembra esserci un’app per ogni cosa, dallo shopping sostenibile ai trasporti verdi, incluso il greentainment, i giochi amici del pianeta.
Se ci si chiede quale è stato il contributo di Steve Jobs alle tecnologie verdi ci si accorge che è difficile rispondere. Per alcuni la risposta è nella natura delle cose e ha a che fare con la sua eredità. Se Apple vuole continuare a fare grandi prodotti non potrà che farli sempre più verdi.
Ma è una risposta che forse non accontenta nemmeno i fan di Apple. Probabilmente è la domanda in sé a essere sbagliata, o persino inutile.
In “A Greener Apple” Steve Jobs ammetteva di aver scoperto che per certi aspetti Apple faceva meglio dei propri competitor, per esempio nell’ambito nell’eliminazione di sostanze tossiche o nel riciclaggio di vecchi prodotti. A questo proposito scriveva: “ Ci scusiamo per avervi tenuto all’oscuro per così tanto tempo”. Concludeva con l’intenzione di applicare lo stesso talento che aveva permesso alla sua azienda di diventare leader per l’innovazione all’ambiente e di fare di Apple una mela più verde.
Ma le riflessioni più significative sull’ambiente Steve Jobs le ha fatte in occasione di alcune interviste. Ha dichiarato, correttamente, che la vera sfida per la sostenibilità è ridurre il fabbisogno energetico per la produzione. E ha lanciato un monito sul quale si è riflettuto troppo poco: quando si parla di impronta ecologica spesso ci si concentra solo sulle emissioni, che è solo una parte della storia.
Al di là del contributo effettivo di Jobs rimane una riflessione, cinica, da fare. Forse anche la Green Economy ha bisogno di miti e di testimonial. Non bastano le buone ragioni o la partecipazione e la condivisione diffusa, anche se non militante. Quelli che oggi sono etichettati come guru dell’ambientalismo in realtà non sono abbastanza guru, abbastanza popolari, di facile consumo. Ma siamo sicuri che riciclare Steve Jobs come guru di un futuro sostenibile sia un’idea buona e verde?

TOGHE VERDI
In Italia si compie un delitto ambientale ogni 43 minuti, senza distinzione tra Nord e Sud. E il 2010 è stato un anno record per gli eco-delitti. “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili” è il nuovo libro della giornalista Stefania Divertito (Edizioni Ambiente, 14 euro). Non solo cronaca giudiziaria, ma anche il racconto di battaglie ambientali, di comitati, associazioni e “investigatori togati” e, qualche volta, di un lieto fine. La prefazione è di Erri De Luca: “Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?”

GREEN DA OSCAR
Green è chic. Succede su www.eco-age.com, il sito, un po’ magazine e un po’ e-commerce, nato per iniziativa di Livia Giuggioli, moglie del premio Oscar Colin Firth. Vestiti da red carpet, rigorosamente amici dell’ambiente, notizie e concorsi che mettono in palio prodotti di stilisti “eco”, come le borse di Stella McCartney. Nonostante Livia Giuggioli sia italiana e il sito nasca come un progetto italiano (ma Eco Age è anche un negozio di moda a Londra), attualmente parla solo inglese. Anche i prezzi dell’e-commerce sono rigorosamente in sterline.

ASPETTANDO DURBAN
Si terrà dal 28 novembre al 9 dicembre a Durban, in Sudafrica, la nuova Conferenza sul clima. La questione più delicata è quella del prolungamento del Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. In discussione anche un progetto per un Green climate fund, il fondo da 100 miliardi di dollari l’anno destinati ai paesi in via di sviluppo, e l’istituzione di un Technology mechanism, per il trasferimento di tecnologie, anche in questo caso destinate principalmente alle nazioni più povere, per ridurre gli effetti negativi collegati ai cambiamenti climatici.