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Legge di Moore: per l’IT, e anche per le rinnovabili

Una legge di Moore anche per le rinnovabili
Digitalic
01/10/2011vedi articolo originale
Legge di Moore: per l’IT, e anche per le rinnovabili

Digitalic
Ottobre 2011
rubrica Punto G
“Una legge di Moore anche per le rinnovabili”

Green economy ma di segno rosso. Un altro effetto devastante della crisi è l’aver fatto passare in secondo piano le questioni ambientali, in una sorta di ritorno al passato dove per occuparsi di ecologia occorreva un evento catastrofico o potenzialmente tale (vedi l’incedente alla centrale nucleare in Francia dei primi di settembre).
Questo perché è ancora molto diffusa l’idea che lo sviluppo sostenibile sia un bene di lusso che ci si può permettere solo in tempi di crescita insostenibile.
Ma le cose stanno davvero così? Come spesso accade si può trovare conforto nei numeri.
I più rassicuranti, anche in un’ottica di lungo periodo, sono quelli del Global Transition Scoreboard (GST), che traccia gli investimenti verdi per misurare se una transizione verso un’economia verde sia davvero possibile. Il sistema si basa sulla stima, confermata da numerosi studi e modelli, che prevede che investimenti per un trilione di dollari, a livello globale, ogni anno e fino al 2020, possono assicurarci un futuro verde. Questi soldi dovrebbero essere spesi in efficienza energetica, riduzione dei costi delle rinnovabili, uso sostenibile della terra e delle foreste, trasporti ed edilizia compatibile con l’ambiente. Così facendo potremmo garantirci un futuro “eco”, e offrire qualche certezza ai nostri figli riguardo alle risorse disponibili. Ad agosto 2011 il GTS aveva raggiunto la cifra di 2,4 trilioni di dollari investiti, a partire dal 2007. Non siamo ancora ai livelli ottimali ma il trend è positivo e, soprattutto, la crisi non sembra aver fermato gli investimenti. Il dato è interessante anche perché il sistema considera i soli investimenti privati e non quelli dei governi, qualora ce ne fossero. La maggior parte dei soldi, più di 1,5 trilioni di dollari, è andata alle energie rinnovabili.
Le energie rinnovabili di questi tempi sembrano esaurire quasi completamente il dibattito sulla green economy. In parte è comprensibile, poiché è diffusa l’opinione che senza una vera rivoluzione in questo ambito non sia pensabile nessuna svolta ecologica. Recentemente la Chevron, in una campagna pubblica, ha dichiarato che le compagnie petrolifere dovrebbero imparare a pensare come le aziende hi-tech, che a partire dalla fine della seconda guerra mondiale hanno rivoluzionato l’economia globale e la vita di tutti i giorni, in maniera inimmaginabile prima.
La domanda è se le aziende del settore dell’energia possano innescare un processo di innovazione e miglioramento incrementale come quello che ci ha portati nell’era digitale.
In breve se ci sia una sorta di legge di Moore applicabile alle rinnovabili.
Per molti la legge di Moore rappresenta una profezia, un mantra, come se il raddoppio delle prestazioni dei microprocessori a cadenza regolare si autorealizzasse per il solo fatto di averlo postulato.
Di sicuro però la legge di Moore ha dato al settore tecnologico un punto di riferimento condiviso, una misura che ha permesso di calcolare i benefici economici e finanziari collegati alla sua capacità di previsione. Ha agito come un importante fattore per sostenere gli investimenti in innovazione.
Per le energie però la situazione è diversa. Innanzitutto manca un interesse condiviso, mentre per il settore IT la legge di Moore è stata una sorta di imperativo che le aziende si impegnavano ad adempiere, a loro vantaggio.
Nei prossimi anni la domanda di energia crescerà vertiginosamente mentre diminuiranno le risorse di origine fossile.
Le rinnovabili non sono ancora in grado di coprire la domanda. Senza considerare la sfida imposta dalla necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
Anche la diminuzione dei costi per produrre energia non può essere paragonata a quella che la legge di Moore ha garantito all’IT. I costi sono destinati a scendere ma è difficile stabilire se e quando scatterà una sorta di progressione automatica. Senza contare che ridurre le emissioni di gas ha un prezzo che attualmente viene pagato proprio dall’aumento dei costi dell’energia. In questo periodo di grande incertezza l’errore più grave, oltre a pensare che tutto ciò che è green sia un bene di lusso in periodi di vacche grasse, è aspettare la profezia, la formula risolutiva, la bacchetta magica che tinga il mondo di verde. La green economy non è un qualcosa di cui si può parlare solo dopo che si è tirata la linea del conto economico, se avanza qualche spicciolo. Anche perché verde è il colore dei soldi.

C’ERA UNA SVOLTA
“Le fiabe sono vere perché costituiscono una spiegazione generale della vita e sono il catalogo dei destini che possono darsi ad un uomo o una donna” (Italo Calvino.)
Martino Ferro, scrittore e autore tv per I soliti ignoti, riscrive le favole italiane, codificate da Calvino, in chiave contemporanea. Il narratore è Tonino Buttalammare, italiano recluso a San Quentin, che raccontando storie ritarda l’esecuzione capitale.
Nucleare, acqua, ma anche mafia e crisi economica i temi trattati.
C’era una svolta, di Martino Ferro – Edizioni Ambiente.

FEDELI CONTRO INFEDELI 1 a 7
Accettare il sistema della compensazione di emissioni nocive equivale a rendere accettabile l’infedeltà coniugale, facendo affidamento sulla capacità di assorbimento del dolore causato dal tradimento da parte delle persone più portate alla monogamia. E’ l’idea che sta dietro al provocatorio sito web CheatNeutral.com (cheat significa traditore). Come per le emissioni nocive molto però rimane ancora da fare. Sono 66mila i traditori iscritti e solo 9mila le persone fedeli disposte a compensare le loro scappatelle.

PIU’ LENTICCHIE PER TUTTI
EWG (un’organizzazione non profit) ha misurato l’impatto ambientale di venti diversi tipi di proteine, contenute nei cibi più comuni. Agnello e manzo sono le carni con la più alta impronta ecologica, al terzo posto si piazzano maiale e formaggio, a pari merito. Lenticchie, pomodori, fagioli e latte (non trasformato) contengono le proteine migliori per l’ambiente, oltre che per la salute. Il pollo è, tra le carni, quella più ecologica, ed è molto meglio del salmone, ma molto peggio del tonno. Lo scopo non è promuovere il veganesimo, ma combattere gli eccessi e la cattiva alimentazione.